Le Borse vanno all'esame d'autunno

Preoccupano la tenuta del programma Trump e il petrolio. Il problema supereuro

Massimo Restelli

La probabilità che la Federal Reserve possa dare un ulteriore giro di vite ai tassi di interesse americani già nella riunione in agenda il 20 settembre è considerata molto scarsa dagli analisti - lo stesso Fomc è spaccato - ma c'è un altro problema che preoccupa le Borse internazionali. E, si ragiona nelle sale operative milanesi - le spine maggiori sono, - insieme al crescendo degli attacchi terroristici nel cuore dell'Europa - i corsi del petrolio e l'incognita Trump. E quindi l'effettiva tenuta del programma elettorale di The Donald dopo le forti frizioni emerse con il mondo della finanza d'Oltreoceano.

Tanto è bastato venerdì a Wall Street non solo per perdere il record dei 22mila punti, ma per far riapparire sui pc degli investitori un segnale considerato sinistro: si tratta dell'«Hindenburg Omen, un parametro di analisi tecnica - che prende il nome dal tragico incidente del dirigibile Hindenburg avvenuto nel maggio 1937 - che potrebbe preludere al rischi di una forte frenata dei mercati: il problema nasce dal fatto che, guardando le ultime 52 settimane, a Wall Street molti big viaggiano ai massimi ma altri ai minimi. Una disparità - nota Jason Goepfert di Sundial Capital Research, che «si era manifestato solo nel 2007 e nel 2000». Si tratta tuttavia di un puro calcolo teorico che, va detto, spesso si è rivelato un falso allarme. Contruisce però ad axcuire l'incertezza, anche perché nepppure sul fronte delle Borse europee la situazione non è tranquilla. A impensierire sono soprattutto l'imminente appuntamento elettorale della cancelliere Angela Merkel con gli elettori tedeschi il prossimo 24 settembre e come gestire la forza dell'euro per non frenare la ripresa avviata, con più o meno forza, nel Vecchio continente: venerdì la divisa unica veniva scambiata a 1,17424 dollari. Un nodo, quello valutario, su cui le Borse sperano in un segnale dal simposio dei banchieri centrali che inizierà venerdì a Jackson Hole, negli Stati Uniti. Così come sui tempi del rialzo dei tassi e sul rientro degli aiuti non convenzionali sia in Europa - il quantitative easing della Bce di Mario Draghi, che tornerà a Jackson Hole dopo tre anni - sia negli Usa della Fed di Janet Yellen. Entrambi i banchieri centrali hanno già raffreddato le attese del mercato: in particolare la Fed ha detto che parlerà solo di stabilità. Nella speranza, appunto, che Wall Street non si lasci intrappolare dall'incubo Hindenburg. E che il petrolio, malgrado la scarsa efficacia degli accordi per ridurre la produzione siglati in seno all'Opec, torni oltre quota 50 dollari: venerdì a New York il barile Wti passava di mano a 48,51 dollari (+3%). A Draghi e alla Yellen trovare la formula.