Brasile e Usa rovinano la festa a Fiat

Giù l'utile a 197 milioni. Marchionne rassicura sul rispetto degli obiettivi. Domani l'assemblea

L'ultimo cda torinese di Fiat Chrysler Automobiles (il prossimo, per l'ok ai conti del terzo trimestre, è previsto a Londra, nella nuova sede fiscale del gruppo) ha approvato i dati semestrali e del periodo aprile-giugno 2014. Al mercato, comunque, non sono bastate le rassicurazioni dell'ad Sergio Marchionne sul rispetto degli obiettivi per l'anno in corso: 4,7 milioni di veicoli consegnati, ricavi per 93 miliardi, ebit tra 3,6 e 4 miliardi, utile netto tra 0,6 e 0,8 miliardi e indebitamento netto industriale compreso tra 9,8 e 10 miliardi di euro, inclusi i 2,7 miliardi pagati a Veba per l'acquisizione totale di Chrysler.

In Borsa, infatti, il titolo ha ceduto il 2,1% (a 7,45 euro), penalizzato da un calo dell'utile del secondo trimestre (da 435 a 197 milioni), al di sotto delle stime degli analisti, rispetto a un fatturato aumentato del 5% a 23,3 miliardi. I problemi economici in Brasile («abbiamo comunque fatto meglio dei competitor», il commento dell'ad Sergio Marchionne) e «un andamento deludente» nell'area Nafta, quella che include Usa, Canada e Messico («qui - ha osservato l'ad - soffriamo la pressione dei prezzi e dobbiamo essere più disciplinati su questo fronte») hanno inciso sull'ebit, risultato pari a 961 milioni, in diminuzione del 10% rispetto ai precedenti 1,07 miliardi. Nel dettaglio, Fca ha registrato un calo a 598 da 733 milioni nel Nafta e da 224 a 62 milioni in America Latina; aumento, invece, a 106 milioni da 88 in Asia e Pacifico, mentre la perdita nell'area Emea scende a 6 da 69 milioni, un quasi «pareggio». A premiare il dato europeo l'andamento delle vendite della Fiat 500, del nuovo Ducato e del marchio Jeep in genere.

Bene i brand di lusso, con l'incremento del 59% dei ricavi: crescita record per Maserati che ha quadruplicato i volumi, consegnando quasi 10mila vetture. Il risultato operativo dell'offerta premium è di 166 milioni rispetto a 105 milioni del secondo trimestre 2013, con il Tridente in crescita da 9 a 61 milioni e Ferrari in miglioramento da 96 a 105 milioni. I conti approvati ieri vedono anche il debito industriale netto di gruppo, a giugno, scendere di 0,3 miliardi a 9,7 miliardi rispetto a fine marzo 2014, mentre la liquidità disponibile è pari a 21,771 miliardi. Sull'indebitamento di Fca, Marchionne è stato chiaro: «Questo livello non è normale, e stiamo lavorando per ridurlo».

Il direttore finanziario di Fca, Richard Palmer, ha quindi rassicurato gli analisti prevedendo un miglioramento dei margini in Usa, Canada e Messico già nella seconda parte dell'anno. Marchionne, a proposito dei mercati chiave per il gruppo, ha aggiunto di essere fiducioso, sul Brasile, «al ritorno a margini con due cifre tra fine 2015 e inizio 2016». Confermato, poi, l'impegno per il rilancio di Alfa Romeo, «dal quale - ha sottolineato l'ad - ci aspettiamo un contributo significativo sui profitti all'interno della strategia premi um ». Dal cfo Palmer è arrivata una precisazione sugli investimenti che nel 2014, per Fca, ammonteranno a 8 miliardi rispetto ai 7,5 del 2013. Nessuna novità sul fronte di possibili nuovi accordi. «Siamo aperti ad alleanze con tutti - le parole di Marchionne, il quale ha rimarcato il persistere del problema sovracapacità in Europa - soprattutto se questo può migliorare la struttura dei costi e il posizionamento dei nostri marchi».

Infine, in vista dell'assemblea di domani per l'ok alla fusione Fiat-Chrysler, l'ad ha ribadito con forza che, se i diritti di recesso legati all'operazione dovessero comportare per il gruppo un esborso superiore a 500 milioni, l'operazione non si farà. E a proposito di questa nozze, advisor sempre divisi: Iss e Frontis, a esempio, vedono solo una perdita di potere per le minoranze. Il tema della struttura del capitale, infine, insieme all'ipotesi del convertendo, sarà affrontato dopo lo sbarco al Nyse.