Buccellati passa ai cinesi: un «colpo» da 195 milioni

Al gruppo Gangtai l'85% del capitale. Vendono famiglia e Clessidra, che restano soci col 15%

Rodolfo Parietti

Prima Bulgari, finita sotto l'ala di Lvmh, poi Pomellato comprata da PPR. E adesso tocca a Buccellati, altro marchio d'eccellenza dell'alta gioielleria tricolore, cambiare casacca. Destino non francofono dopo il deal sfumato con Richemont (Cartier, Montblanc e Van Cleef&Arpels), ma cinese: arriva Gangsu Gangtai, senza intenti speculativi essendo uno dei maggiori distributori di gioielli in oro a livello mondiale. Il costo dell'operazione? Nessuna cifra ufficiale, ma secondo fonti finanziarie i cinesi hanno messo sul piatto 195 milioni di euro per rilevare l'85% dell'azienda meneghina, il cui equity value sarebbe pari a 230 milioni. Di sicuro, a cedere sono stati la famiglia e il fondo Clessidra (gruppo Italmobiliare), entrato nel capitale Buccellati circa tre anni fa col 67%. Non è però un addio vero e proprio: insieme controlleranno ancora il 15% della società, Andrea Buccellati manterrà il suo ruolo di direttore creativo e presidente onorario mentre Gianluca Brozzetti rimarrà come ceo.

«La nostra famiglia ha creato questa azienda quasi 100 anni fa e continuerà ad essere pienamente coinvolta nel supportarne lo sviluppo e la capacità creatività», ha spiegato Andrea Buccellati. «Siamo particolarmente soddisfatti per il raggiungimento di questo accordo con il gruppo Gangtai. Abbiamo supportato Buccellati negli ultimi tre anni, anni in cui l'azienda ha riportato una crescita complessiva dei ricavi del 60%. Crediamo che l'azienda sia oggi pronta per un nuovo percorso di ulteriore crescita», ha aggiunto Marco Carotenuto, managing director di Clessidra.

Oltre all'ammontare, considerato allettante dagli analisti per i multipli che esprime rispetto a un fatturato 2015 di 50 milioni, la proposta del gruppo orientale è risultata convincente anche sotto il profilo industriale.

Gangsu intende infatti investire 200 milioni nello sviluppo dell'azienda, peraltro già ben posizionata a livello internazionale. Alle boutique italiane di Milano, Venezia, Firenze, Cala di Volpe e Capri, si affiancano quelle di Parigi, Londra, Mosca, Dubai, New York, Chicago, Aspen, Beverly Hills, Bal Harbour, San Francisco, Palm Beach, Hong Kong, Tokyo, Seoul, Osaka e Nagoya. Manca ancora un negozio cinese, un vuoto che potrebbe presto essere colmato. Il mercato cinese dei gioielli di lusso è infatti particolarmente fiorente grazie a una nuova borghesia con grandi disponibilità economiche. E le creazioni di Buccellati, ammirate per il loro design e per le tecniche di incisione utilizzate risalenti alle antiche tradizioni dei laboratori orafi italiani del Rinascimento, saranno un must have.