Choc in Borsa, muore Saccomanni

L'ex ministro e presidente Unicredit si spegne a 76 anni. Mustier: «Grande perdita»

Il mondo bancario e politico italiano è sotto choc. Il presidente di Unicredit, Fabrizio Saccomanni, è morto all'improvviso, proprio all'indomani della presentazione di una semestrale in chiaroscuro e che l'ex direttore generale di Bankitalia aveva difeso insieme all'amministratore delegato Jean-Pierre Mustier. Saccomanni aveva appena iniziato le proprie vacanze presso un resort in Gallura. Stava per recarsi al mare, quando avrebbe accusato un malore. Inutili i soccorsi.

Un evento impensabile solo mercoledì scorso, quando il presidente di Unicredit aveva pubblicamente manifestato «l'apprezzamento del board per l'approccio» prudente tenuto dall'amministratore delegato e, in vista del nuovo piano industriale, aveva ribadito la fiducia nella «struttura imprenditoriale del Paese, nelle piccole e medie imprese» sebbene «il contesto globale ed europeo si sia deteriorato a causa delle tensioni commerciali fra Cina e Usa».

Il cordoglio di Mustier evidenzia come tra presidente e ad vi fosse un rapporto solido che andava al di là della stima reciproca. «Per me scompare innanzitutto un amico di grande intelligenza e umanità, colto, competente ed arguto. Con Fabrizio, sin da quando fu cooptato nel consiglio di amministrazione, il confronto è stato di grande stimolo e praticamente quotidiano», si legge in un comunicato nel quale si evidenzia che «Unicredit perde un presidente di grandissimo livello e spessore che ha guidato il consiglio in una fase caratterizzata da sfide impegnative, con grande equilibrio e trasparenza e una visione strategica limpida». La sua scomparsa è «una perdita per l'intero Paese», ha concluso.

A presiedere il board di Unicredit nella fase di transizione sarà il vicepresidente vicario Cesare Bisoni, economista dell'Università di Modena e in quota alla locale Fondazione.

Lo statuto della banca all'articolo 20 commi 11 e 12 prevede che in caso di morte di un amministratore si preveda alla cooptazione di un altro componente da parte del cda, la cui nomina dovrà essere ratificata dall'assemblea. Ovviamente, la società di headhunting cui l'incarico sarà affidato dovrà individuare una figura di alto profilo in grado di assicurare, soprattutto, la necessaria autorevolezza per accompagnare l'istituto verso il nuovo piano 2019-2022 che dovrà confrontarsi con uno scenario non privo di rischi.

Sostituire Saccomanni non sarà, comunque, semplice. Come ha ricordato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, «Chiamato al governo quale titolare del ministero dell'Economia, seppe esprimere anche in quella occasione il rigore della sua formazione di economista, unito a integrità e comprensione dei fenomeni sociali, forte della stima di cui godeva nella comunità finanziaria internazionale», ha dichiarato il capo dello Stato. Nato a Roma nel novembre 1942, Fabrizio Saccomanni si era laureato in economia alla Bocconi nel 1966 e aveva successivamente conseguito un master alla Princeton University. Entrato in Banca d'Italia nel 1967, dal 1970 al 1975 fu distaccato presso il Fondo monetario internazionale. Proseguì il proprio cursus honorum in Via Nazionale fino a diventare direttore centrale per le Attività estere nel 1997. Nel 2003 lasciò palazzo Koch per assumere la carica di vice presidente della Banca europea per la Ricostruzione e lo sviluppo, ma nel 2006, fu richiamato alla Banca d'Italia (ieri il Direttorio si è unito al cordoglio per la scomparsa del civil servant) da Mario Draghi che lo volle a fianco a sé come direttore generale nel periodo dei grandi cambiamenti post-Fazio. E proprio quando Draghi fu chiamato alla Bce, prassi avrebbe voluto che il suo posto fosse preso da Saccomanni ma alla fine prevalse il vicedirettore generale Ignazio Visco. A differenza del precedente Ciampi-Dini, Saccomanni restò al proprio posto senza polemiche, guidando pure l'Ivass, fino all'aprile 2013 quando Giorgio Napolitano ed Enrico Letta lo scelsero per un compito improbo: guidare il Tesoro dopo l'austerity montiana. Un'esperienza durata solo 10 mesi a causa del ciclone Renzi. Fu Saccomanni uno dei pochi a difendere Letta & C. dalle accuse di immobilismo che l'allora segretario del Pd aveva mosso a quell'esecutivo. «Per impostare un lavoro così complicato servono almeno due anni», disse. «L'Italia perde un servitore dello Stato», ha chiosato l'ex premier Enrico Letta. Il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, si è detto «attonito e commosso» e ne ha commemorato «la grande cultura, le sensibilità etiche, il grande senso dello Stato».

Commenti

cir

Ven, 09/08/2019 - 18:05

non me ne frega niente !!!

cuoco

Ven, 09/08/2019 - 18:23

Perdono tutti in Borsa, tranne Atlantia. Grazie Serpe Verde