Coca Cola taglia 249 posti di lavoro

Nonostante gli utili la divisione italiana della famosa bibita riduce il personale. Sindacati in allarme

Coca Cola ha deciso di sforbiciare in Italia. Il gruppo ha aperto una procedura di licenziamento collettivo per 249 dipendenti addetti alla vendite, per buona parte in Lombardia, cui si sommano 57 esuberi per la chiusura della struttura di Campogalliano (Modena). I sindacati Fai, Flai e Uila hanno indetto per il 31 luglio uno sciopero di 8 ore con un presidio davanti ad Assolombarda e ricordano che in pochi anni la forza lavoro del gruppo si è ridotta da 3.000 e 2.000 persone. La riduzione del personale si deve alla crisi nei consumi? Non si direbbe, visto che l'ultimo bilancio si è chiuso con un utile di 70 milioni di euro. I sindacati parlano di un "fulmine a ciel sereno", visto che l'annuncio del taglio è arrivato lo stesso giorno in cui è stato sottoscritto l'accordo integrativo di gruppo, che prevede un premio totale sostanzioso (seimila euro).

Ma la dieta dimagrante di Coca Cola Italia va avanti: "Per il terzo anno consecutivo - spiegano i sindacati - si sono persi più di mille posti di lavoro". Un taglio che, a ben vedere, è arrivato senza crisi, con profitti a livello globale pari a circa 2,9 miliardi di dollari. 

Coca Cola ha già fatto sapere che non vuole neanche sentir parlare di ritirare la procedura di licenziamento. I sindacati temono che dietro alla scelta dell'azienda ci sia la volontà di trasferire la produzione in altri paesi europei dove il costo del lavoro è inferiore (e non di poco) rispetto all'Italia.