Confindustria: "Manovra insufficiente, Italia come la Grecia"

La confederazione dell'industria smonta la presunta manovra espansiva del governo: "È la più restrittiva dai tempi di Letta". E sul Pil: "L'Italia, con la Grecia, è l'unico Paese dell'Eurozona a non essere ancora tornato sui livelli pre-crisi"

Altro che "manovra espansiva", come sostenuto dal ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, in occasione del varo della Nota di aggiornamento al Def. A smontare gli entusiasmi del governo è il direttore del centro studi di Confindustria, Andrea Montanino, che durante l'illustrazione del rapporto "Dove va l'economia italiana e gli scenari di politica economica", traccia uno scenario lugubre per l'economia italiana. "La manovra del governo - si legge - sembrerebbe la più restrittiva dai tempi del governo Letta".

È vero, spiega Confindustria, che "la precedente legge di Bilancio aveva lasciato un'ipoteca forte sui conti pubblici". Dunque "il giudizio non è" da considerarsi troppo "negativo". Ma rimane il fatto che la parte di manovra destinata a incidere effettivamente sull'economia reale si otterrebbe lasciando da parte i 23,1 miliardi necessari a disinnescare il temuto aumento dell'Iva. In questo caso, spiega ancora Confindustria, "il deficit tendenziale sarebbe il 2,7% del Pil e, per portarlo all'obiettivo del 2,2 serve una manovra nettamente restrittiva per 0,5 punti di Pil, circa 8 miliardi di euro". Era dal 2013 che non succedeva una cosa simile.

A preoccupare Montanino è anche l'obiettivo di riduzione del debito, che secondo la Nadef dovrebbe calare di 4,3 punti nel triennio 2020-2022. "Il rapporto deficit/Pil - scrive Confindustria - rimane identico per tre anni consecutivi, nonostante la riduzione della spesa per interessi nel 2020. Ciò rende difficile" pensare a un "sentiero di riduzione" del debito.

Mentre il raggiungimento del deficit programmato per il 2020 al 2,2% del Pil, viene definito "problematico", dal momento che "le coperture indicate dalla Nadef non appaiono esaustive". Infatti, "metà di esse sono riconducibili agli effetti di misure di contrasto all'evasione che per definizione - avverte l'organizzazione degli industriali - sono entrate incerte o di tagli alla spesa rinviati a una azione di revisione in corso d'anno".

Previsioni pessimistiche, ma non è finita qui. Perché Confindustria, nonostante le rassicurazioni del governo, non esclude un possibile aumento dell'Iva. "Nel caso si renda assolutamente necessario bisognerebbe finalizzare l'intervento sui singoli beni consumati prevalentemente dalle famiglie con redditi elevati, attenuando o comunque non aumentando - si legge - l'incidenza dell'imposta sulle famiglie a basso reddito, che hanno tipicamente una maggiore propensione al consumo".

Eppure, anche un aumento selettivo dell'Iva non farebbe bene al Pil italiano. Che ha - ahilui - un punto in comune con la Grecia. Infatti, come scrive ancora Confindustria, "nello scenario a politiche invariate il Pil è stimato assestarsi a fine 2020 poco sotto i livelli toccati a fine 2020, ma ancora inferiori del 4,3 percento rispetto al massimo di inizio 2008. Siamo unico paese dell'Eurozona, insieme alla Grecia, a non aver recuperato il calo degli anni della crisi".

Gualtieri: "Stime di Confindustria sono pre-Nadef"

Il ministro dell'Economia, Gualtieri, intervenendo alla presentazione del rapporto del centro studi di Confindustria ha commentato: "È evidente che dal punto di vista della struttura dei numeri di base il rapporto presenta alcuni elementi datati, su scenari pre-Nadef". Per quanto riguarda il debito, "Un governo stabile può aiutarci a ritornare a livelli più fisiologici", ha aggiunto Gualtieri, prima di promettere che darà battaglia alle "due maggiori sacche di inefficienza, spesa per interessi ed evasione fiscale", per ottenere quante più "risorse disponibili".