Consorte e Fazio assolti per la scalata Unipol-Bnl

Milano Rimane senza colpevoli la scalata di Unipol alla Banca nazionale del lavoro (Bnl), gemella di quella che la Popolare di Lodi lanciò ad Antonveneta nel 2005. Ma mentre l'impresa di Gianpiero Fiorani è stata castigata (con le condanne definitive emesse nel novembre scorso a carico del banchiere, dei vertici di Unipol e dell'ex governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio), per l'attacco alla Bnl ieri la Corte d'appello di Milano spazza via, con una sentenza tutt'altro che scontata, l'intero castello accusatorio costruito dalla Procura di Milano. E che aveva come principali imputati buona parte degli stessi di Antonveneta: Fazio, Consorte e Sacchetti compresi. E insieme con loro Caltagirone, Ricucci, Coppola, il Carlo Cimbri di Unipol-Fonsai. Tutti assolti.
Non ci fu cordata, non ci fu aggiotaggio. Questo stabilisce la terza Corte d'appello di Milano. La gara con il Banco di Bilbao per conquistare la Bnl venne combattuta dagli italiani nel pieno rispetto delle regole. È esattamente il contrario di quanto aveva sostenuto la Procura della Repubblica e che il tribunale di Milano aveva raccolto in pieno condannando tutti gli imputati a pene superiori ai tre anni: anche la scalata a Unipol, secondo quella condanna, faceva parte del piano di difesa della «italianità» del sistema bancario benedetto da Bankitalia, e bilanciava «a sinistra» il sistema. Non a caso il successo dell'operazione era stato festeggiato da Piero Fassino con la imprudente chiacchierata con Giovanni Consorte («abbiamo una banca»).
Su quella stagione di affari e politica, la sentenza di ieri della Corte d'appello milanese cala un sipario probabilmente definitivo. Non era scontato, perché la sentenza di un'altra sezione della Corte d'appello che il 30 maggio 2012 aveva già assolto tutti quanti, era stata platealmente sconfessata un anno fa dalla Cassazione: condanne annullate, nuovo processo. E il nuovo processo si è celebrato ieri: l'esito più scontato sembrava che sull'intera vicenda scattasse la prescrizione. Invece la Corte d'appello va ben oltre: e sorpassa la prescrizione assolvendo tutti, come il Codice consente solo quando l'innocenza risulta «evidente». Conseguenza: il Banco di Bilbao dovrà restituire agli imputati i risarcimenti già incassati.

Commenti

km_fbi

Sab, 07/12/2013 - 13:09

Ma che giustizia è quella che si presenta tanto aleatoria, da essere certa tanto quanto il risultato di un lancio di dadi, come ci mostra il susseguirsi di sentenze totalmente ribaltate? La magistratura italiana esercita una non-giustizia, e dovrebbe essere sanzionata aspramente dagli organismi sovranazionali che ormai - non ostante il fatto che non abbiamo avuto modo di sceglierli direttamente - ci indicano il modo corretto di gestire sia la giustizia, sia l'amministrazione di uno stato.