Decolla il business degli aeroporti italiani A terra solo l'Alitalia

Il traffico di passeggeri cresce nei grandi scali ed esplode nei medi come Bologna, Venezia, Catania

A guardare i numeri record dei passeggeri transitati nel 2016, e nei primi mesi del 2017, dagli scali italiani (da Bologna, Milano, Roma, ma anche Napoli e Catania), sembra paradossale che la compagnia italiana, che da 70 anni è la bandiera del trasporto aereo nostrano, sia sull'orlo del fallimento con 2,3 miliardi di debiti cumulati e una perdita 2016 che sfiora probabilmente (stima) i 600 milioni. Eppure è così e, per una volta, la crisi del settore non è sul banco degli imputati. Secondo i dati diffusi da Assaeroporti, nel 2016 il sistema aeroportuale italiano, con 36 scali, ha chiuso in positivo con oltre 164 milioni di passeggeri. Rispetto al 2015, la crescita del traffico è stata del 4,6%. Cosa non ha funzionato dunque ai check-in Alitalia?

«Dal 2008, col piano Fenice spiega Ugo Arrigo, docente di Finanza pubblica alla Bicocca le scelte strategiche della compagnia sono state un buco nell'acqua. Aggregando AirOne, Alitalia si è concentrata sul business domestico riducendo i voli a medio e lungo raggio. Questa scelta però si è rivelata fatale perché Alitalia non ha saputo contenere la concorrenza creatasi sulle tratte interne con la nascita e lo sviluppo dell'alta velocità, e quella delle low cost, che hanno iniziato gradualmente ad aggredire il nostro mercato. Basti pensare che le varie compagnie a basso costo, da Ryanair a Easyjet, avevano appena il 15% del mercato e oggi sono sopra il 50%. Lentamente Alitalia si è fatta erodere enormi fette di business mantenendo costi più alti e insostenibili». Una situazione che si è aggravata con lo sviluppo dei voli internazionali. Nel 2016, infatti, le destinazioni oltreconfine sono crescite del 6,2%, con un 7,6% solo per il traffico Ue; mentre il traffico nazionale è aumentato sì, ma solo del 2,2%. «Oggi Alitalia continua Arrigo si ritrova quindi ad avere una quota dell'8-9% degli 80 milioni di passeggeri che volano in Europa, il segmento in maggiore crescita, e non ha nemmeno la metà del traffico domestico che comunque ha rallentato molto». Insomma, senza un cambio di strategia, per la compagnia non si potrà invertire la rotta. E Alitalia all'ultima spiaggia rischia di farsi sfuggire una volta per tutte il tesoro, neanche troppo nascosto, nella maggior parte degli scali italiani.

Al momento, a trainare questa crescita è Roma Fiumicino al primo posto con 41,7 milioni di passeggeri (+3,2%) e Malpensa con 19,4 milioni (+4,5%). Avanzano poi gli aeroporti in cui le low cost hanno investito maggiormente, anche grazie ai sussidi diretti e indiretti ricevuti dalle amministrazioni locali e dalle società di gestione: Bergamo Orio al Serio, con 11,2 milioni di passeggeri (7,3%), Venezia (9,6 milioni, +10%), Catania (7,9 milioni, +11,4%), Bologna (7,7 milioni, +11,5%), Napoli (6,8 milioni, +9,9%) e Palermo (5,3 milioni). Tra gli scali che crescono di più anche Verona che con Ryanair, Volotea e Neos ha segnato un +8,4% nel 2016 e un +25% ad aprile. Numeri che, a loro volta, hanno spinto al rialzo i bilanci delle società di gestione che li controllano: la Sea, per esempio, che controlla Malpensa e Linate dove Alitalia ha deciso il de-hubbing, ha chiuso il 2016 con un utile a 93 milioni (+11%).

Commenti

Gibulca

Mar, 09/05/2017 - 09:30

Da quando Alitalia ha spostato l'hub da Malpensa a Fiumicino, ha iniziato a perdere passeggeri. Del resto era ovvio: nel raggio di 100 km da Malpensa c'è una popolazione doppia rispetto a quella attorno a Fiumicino e una clientatela che riempie gli aerei tutto l'anno, spesso con tariffe business. Ossia quelle più remunerative. Questa cosa era stata detta ampiamente ai soloni romani di Alitalia, i quali - per motivi di bottega e interessi politici, uniti al fatto che il personale AZ è in gran parte romano - hanno deciso per lo spostamento a Roma, perdendo di fatto una bella fetta della clientela settentrionale. Certo: questo è solo uno dei motivi che ha provocato la debacle di questa specie di compagnia aerea romana. Ma dal punto di vista strategico è il più importante. Ora i contribuenti si aspettano la chiusura di Alitalia e il benservito a quella pletora di dipendenti burini, poco professionali, che se la tirano e che si credono migliori degli altri. Bye bye

cgf

Mar, 09/05/2017 - 11:25

@Gibulca ha ragione, infatti Malpensa trasporta [oggi] meno della metà dei passeggeri di Fiumicino. Ma gli articoli li legge o solo i titoli? Le cause sono ben altre, in primis sindacati e come strutturato il lavoro in itaGlia, non si possono licenziare le persone ed ancora oggi uno dei costi maggiori di AZ, non solo come mancati guadagni, è portare il personale da Roma a Milano e riportarlo 'a casa'

Debris

Mar, 09/05/2017 - 12:13

Ma ne azzeccatè una? Anche per sbaglio? Forza amici lombardi, c'è la potete fare. O forse no?

Luisigno

Gio, 11/05/2017 - 15:22

Gibulca concordo ,chi parte dal nord perde solo tempo andando a Roma gli aeroporti compagnie straniere vicini all'Italia lavorano e ringraziano.

Gibulca

Gio, 25/05/2017 - 10:46

Caro Cgf, se lei avesse usato attenzione per leggere il mio post avrebbe visto che ho detto che questo è uno dei motivi della debacle Alitalia, non l'unico motivo. Sicuramente è il principale motivo strategico, visto che con lo spostamento a Roma Alitalia ha perso migliaia di passeggeri ogni anno. Una piccola richieta a lei - caro CGF - e pure all'amico romano DEBRIS: la prossima volta, scrivete in italiano corretto, usando "soggetto, verbo e complemento", utilizzando al meglio la punteggiatura ed evitando strafalcioni da prima elementare, che ci confermano che le scuole del centro e del sud Italia sono le peggiori dell'Occidente (dati Ocse).