Draghi arma il bazooka contro la crisi

La Bce taglia i tassi di 10 punti base e riavvia gli acquisti del quantitative easing

Alla fine ha vinto ancora lui, Mario Draghi. Voleva mettere le mani nella cassetta degli attrezzi della Bce, quelli necessari per oliare ingranaggi che girano a fatica, e l'ha fatto. E se i falchi della Bce forse masticano amaro, di sicuro Donald Trump schiuma rabbia nel vedere come il presidente di una banca centrale, a poco più di un mese e mezzo dal suo pas d'adieu, sia riuscito ad apparecchiare una tavola con almeno tre piatti vitaminici per tentare di rinsanguare l'economia e far risalire l'inflazione: un nuovo piano di acquisto di bond sovrani e corporate per 20 miliardi di euro al mese, destinato a prendere le mosse in novembre; un taglio dei tassi sui depositi presso l'Eurotower da -0,40 a -0,50%, con incorporato una sorta di ammortizzatore per non danneggiare oltremodo la redditività delle banche; e da un altro round di Tltro, quei prestiti a lungo termine concessi alle banche la cui scadenza è stata ora estesa da due a tre anni. C'è tutto quanto era possibile fare per contrastare quella «debolezza dell'economia europea» che «si sta protraendo più a lungo del previsto», ha spiegato l'ex governatore di Bankitalia. Al punto da costringere Francoforte a ritoccare al ribasso le stime relative alla crescita di quest'anno (a +1,1%) e anche quella per il 2020 (a +1,2%).

Oltre, non si poteva andare. Se non andando allo scontro frontale con quel fronte largo non solo composto dagli squadroni dell'ortodossia monetaria (Germania, Austria, Olanda e Paesi nordici), ma anche da chi aveva espresso scetticismo sull'opportunità di far ripartire la giostra del quantitative easing (Qe) dopo averla fermata solo poco più di otto mesi fa. Draghi, naturalmente, ha minimizzato i contrasti: «In consiglio direttivo c'è stata unanimità sull'urgenza di agire. C'è stato ampio consenso su taglio depositi e sulle misure riguardati forward guidance e Tltro. C'è stata invece maggiore divergenza di vedute sulla ripresa degli acquisti netti, ma non c'è stato bisogno di andare al voto». Per quanto l'ammontare del Qe 2.0 sia inferiore di almeno 40 miliardi rispetto alla precedente tornata, va detto che si tratta di una misura senza scadenza, da mantenere aperta fino a «quando sarà necessario». Su un aspetto Draghi è stato chiaro: le misure non sono tese a favorire i singoli Stati perché «il nostro pacchetto non permette ai Paesi di fare più deficit». Un chiaro ammonimento all'Italia.

Gli effetti del bazooka non hanno tardato a manifestarsi sui mercati, portando evidenti benefici sotto forma di uno spread Btp-Bund precipitato sotto quota 140 punti base a 138, con il decennale italiano al minimo storico dello 0,75%. Quindi, su maggiore capacità di spesa. Invariato l'euro/dollaro, scivolato temporaneamente sotto quota 1,10.

Per Trump, che ieri ha deciso di rinviare al 15 ottobre l'entrata in vigore dei nuovi dazi sulle merci cinesi, la classica goccia che fa traboccare il vaso: «La Banca centrale europea, agendo rapidamente, riduce i tassi di 10 punti base. Stanno provando e riuscendo a deprezzare l'euro rispetto al dollaro, danneggiando le esportazioni statunitensi ... E la Fed si siede, si siede e si siede. Vengono pagati per prendere in prestito denaro, mentre noi stiamo pagando gli interessi!». Da qui alla riunione di giovedì prossimo, il capo della Federal Reserve, Jerome Powell, non potrà dormire certo sonni tranquilli.