Draghi si dà una mossa: «Pronti ad agire in giugno»

Se non ora, a giugno. Dopo aver fatto del «siamo pronti ad agire» una via di mezzo tra una litania e un inno all'immobilismo, Mario Draghi cava finalmente dal cilindro un riferimento temporale a quella mossa di allentamento monetario attesa ormai da mesi. «Il Consiglio dei governatori ritiene sia corretto agire la prossima volta, ma prima vogliamo vedere le proiezioni dello staff che saranno pubblicate all'inizio di giugno», ha annunciato ieri il presidente della Bce al termine della riunione in cui il board ha lasciato invariati i tassi allo 0,25%. Insomma: l'Eurotower romperà gli indugi se, il mese prossimo, considererà insoddisfacenti i livelli di inflazione, crescita e disoccupazione.
Il dado, dunque, è (quasi) tratto. Perpetuare l'inazione significherebbe servire un assist alla deflazione. I prezzi restano da bassa marea tanto da aver creato nel direttorio una «generale insoddisfazione» per come si sta orientando il carovita. Così, falchi e colombe sono d'accordo nel ritenere che tale situazione non va considerata un «fatto della natura». Vero. Semmai, trattasi di un mix indigesto generato da consumi depressi e dall'ipertrofia dell'euro, l'altra variabile che non fa dormire sonni tranquilli a Draghi. Lui, comunque, nega che vi sia «un grilletto» che fa scattare automaticamente una decisione, ma la soglia d'allarme è ormai collocata attorno a 1,40 dollari, un valore sfiorato ieri prima che la «grande manovra» ventilata da Draghi riportasse i livelli di cambio sotto quota 1,38. La ritirata dà la misura di quanto le parole del numero uno dell'Eurotower siano risultate convincenti. Non solo sui mercati valutari, ma anche nelle Borse: tutte in deciso rialzo, Milano in testa (+2,3%); bene anche lo spread, sceso a 148 punti, minimo dal maggio 2011.
La Bce è d'altra parte consapevole che il super euro la espone ai “suggerimenti“ di chi, come l'Fmi, l'Ocse e la stessa Francia, vorrebbe vedere recitare alla banca centrale un ruolo più attivo nell'orientare le dinamiche macroeconomiche. In ogni caso, Draghi ha voluto rimarcare nuovamente quanto siano sgradite le sollecitazioni esterne: «Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto molti consigli da più parti, sui tassi e sulle liquidità. Rispettiamo i punti di vista ma siamo indipendenti». E di rimando, ai governi - su tutti quello italiano - ha ricordato quanto sia importante il rispetto delle regole sui vincoli di bilancio. Immediata, infatti, è arrivata la replica del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan: il rinvio del pareggio di bilancio è stato richiesto dall'Italia «per il peggioramento del clima economico, perché l'Italia sta avviando le riforme strutturali e perché sta aumentando il debito per il pagamento dei debiti della P.A».
Ciò che è mancato nelle parole di ieri di Draghi è un chiaro riferimento a quali misure potrebbero essere prese. Sui tassi-chiave i margini di manovra sono ormai esigui, mentre l'opzione di portare sotto lo zero quelli sui depositi rischia di essere inefficace. In ballo resta la possibilità di una manovra di «quantitative easing», ovvero acquisti di titoli finanziari che questa sì, tramite una considerevole mobilitazione di liquidità, potrebbe avere un effetto rilevante nel sostenere economia e inflazione.