Da emarginati a imprenditori con l’aiuto del microcredito

Strumenti contro la crisi: l’Ente nazionale per il microcredito offre sostegno a chi vuole fare impresa, ma non può accedere ai finanziamenti tradizionali. Lo spettro della spending review

C’è una solidarietà attiva dentro lo Stato sociale, che non si limita all’assistenza, ma aiuta chi è in difficoltà a ripartire, trasformando l’emarginato in contribuente: è il microcredito. L’Ente nazionale per il microcredito rivolge la sua attenzione a quanti non hanno accesso al credito tradizionale - i «non bancabili», in gergo tecnico - perché appartengono alle categorie più deboli: immigrati, giovani disoccupati, ex tossicodipendenti. Lo può fare perché è il punto di riferimento di una rete che abbraccia una pluralità di soggetti diversi, dalle istituzioni alle banche, dagli enti privati al non profit: una sinergia di competenze con un unico obiettivo: sostenere i progetti lavorativi di chi altrimenti vivrebbe ai margini del sistema.

Un ruolo chiave in un contesto nazionale in cui, come afferma l’Istat, può essere considerato povero il 15,6% della popolazione, mentre il 18,2% è a rischio di povertà, e le risorse per combatterla sono scarse. Da qui l’importanza dei fondi di garanzia, come quelli messi in campo dal microcredito, di cui l’ente presieduto da Mario Baccini è il «fil rouge» che traccia il percorso. Il suo compito è quello di porsi come interlocutore unico nei confronti dei vari soggetti, a cominciare dagli enti pubblici e dalle istituzioni private che mettono a disposizione i fondi, grazie ai quali si può offrire una possibilità di fare impresa a chi non può offrire se non la sua personale onestà come garanzia.

Ma l’azione dell’ente non finisce qui: i neoimprenditori vengono accompagnati passo passo, dalla realizzazione del business plan alla richiesta di credito presso le banche, anche in partnership con i Cofidi, fino alla nascita dell’azienda e anche oltre, dopo lo start up, in modo da ridurre al minimo le probabilità di insuccesso. Tra le iniziative più recenti, il found raising promosso in collaborazione con la Fondazione San Patrignano per la creazione di un fondo di garanzia per lo sviluppo di microimprese sul territorio. Il risultato è positivo: lo dimostra il fatto che l’ente, a fronte di tre milioni di risorse destinate al suo funzionamento spese nel triennio 2010-2012, sia stato in grado di assicurare al Sistema Italia, per lo sviluppo del microcredito, fondi a valere su progetti comunitari per un importo totale pari a tre volte la stessa somma e costituire fondi di garanzia per oltre 9.500.000 euro.

L’ente per il microcredito, infatti, è il punto di contatto nazionale dell’Empf (European progress microfinance facility): in pratica, è l’unico cooordinatore per l’Italia degli strumenti microfinanziari promossi dall’Unione europea e delle attività di questo tipo realizzate con il sostegno dei fondi Ue. Uno dei pochi casi, dunque, in cui l’Italia è riuscita a «intercettare» i fondi europei - risorse che diversamente sarebbero rimaste inutilizzate - creando lavoro e favorendo la ripresa economica in controtendenza con il trend generale. Un risultato che deve mettere l’Ente per il microcredito al riparo dalla scure della spending review, in quanto non solo utile, ma addirittura virtuoso. Non a caso ha ottenuto l’Alto patronato permanente del presidente della Repubblica, e il coinvolgimento nel tavolo permanente delle Pmi al ministero dello Sviluppo.

Commenti

grim(ilda)

Mar, 19/06/2012 - 14:22

Ho visto in giro un paio di giovanotti che adorerebbero ottenere l'incentivo per mettere su una ditta di traslochi......