Fca rivede i piani in Italia per colpa dell'ecotassa

L'ad Manley manda il messaggio a Palazzo Chigi e ai sindacati: "Il contesto è cambiato". Focus su Jeep

Pietro Gorlier, capo delle attività europee di Fca, aveva messo in guardia il governo, Mike Manley è andato invece più in là. All'Auto Show di Detroit, l'ad del Lingotto è intervenuto sui 5 miliardi che il Lingotto ha destinato allo sviluppo dei nuovi prodotti in Italia, mettendoli in relazione con l'ecotassa decisa dal governo e in vigore dal prossimo 1 marzo. «Il piano sarà rivisto - ha confermato Manley - e, quindi, anche il progetto di piena occupazione nelle fabbriche italiane al 2022. Questo piano è stato pensato prima che l'ecotassa fosse introdotta in Italia. Il contesto è cambiato». L'ad di Fca non ha aggiunto altro, ma il segnale lanciato a Palazzo Chigi (e di riflesso ai sindacati) è forte.

A Torino, in proposito, gli uffici di Gorlier sono impegnati a rifare i calcoli e a considerare possibili limature. Non è un caso che lo stesso Gorlier abbia preso tempo sino a giugno prima di esporre i programmi relativi agli altri impianti del gruppo in Europa, tra Polonia, Serbia e Turchia. Già nei giorni scorsi il segretario nazionale Fim Cisl, Ferdinando Uliano, aveva messo le mani avanti, chiamando in causa direttamente il governo («la tassa sulle auto è un crimine verso l'occupazione») nel caso Fca fosse costretta a rivedere gli investimenti in Italia.

Anche il prolungamento dello shutdown, la parziale chiusura delle attività federali negli Usa, preoccupa Manley: «Se proseguirà - ha avvertito l'ad - il nostro Ram Heavy Duty (il nuovo pick-up esposto all'Auto Show) ne sarà condizionato».

A Detroit, dove il Ram 1500 di Fca si è fregiato del titolo di «Truck of the year», Manley ha ripercorso i suoi primi sei mesi alla guida del gruppo («un periodo intenso, ora sono pronto ad affrontare il 2019»), per poi commentare i temi più caldi. Dopo la cessione di Magneti Marelli, operazione che sarà definita entro marzo, non sono previste per ora vendite di altre società (Comau e Teksid) del gruppo. «Sono concentrato sulla creazione di valore in queste nostre attività».

Nessun timore dall'alleanza Ford-Volkswagen, di cui oggi si conosceranno i particolari dai vertici dei due colossi. «Noi - così Manley - siamo nelle condizioni di andare avanti come gruppo indipendente, ma sarebbe un errore escludere del tutto partnership». Un accenno, infine, ai conti del 2018 attesi il 7 febbraio («sono soddisfatto») e la conferma che Jeep sarà sempre più al centro del business di Fca: 1,6 milioni i modelli venduti lo scorso anno e capacità produttiva che sarà aumentata negli Usa.

Commenti

unosolo

Mar, 15/01/2019 - 11:13

è normale che al primo segnale negativo le industrie colpite cercano altri lidi dove non vengono puniti per produrre consumo , consumo che porta soldi alle casse dello Stato ma se questi mi impedisce di smerciare mi sposto ed è questo il motivo che perdiamo continuamente grandi imprese che diventano appetibili per altri stati , peccato , c'erano accordi produttivi che ora saltano non per colpa di chi produce e da lavoro oltre a passare miliardi allo Stato,

cir

Mer, 16/01/2019 - 18:33

lo stato fa le leggi . le imprese devono rispettarle , e se minacciano di andare altrove , le si bloccano tutte le importazioni. questi manager da strapazzo con possono pretendere sia l' uovo che la gallina.

cir

Mer, 16/01/2019 - 18:33

lo stato fa le leggi . le imprese devono rispettarle , e se minacciano di andare altrove , le si bloccano tutte le importazioni. questi manager da strapazzo con possono pretendere sia l' uovo che la gallina.