"Fiat-Chrysler, mondiale vinto"

Il figlio di Suni Agnelli: "L'operazione farà crescere l'Italia. Marchionne via? Sarebbe terrificante"

Il blitz di Sergio Marchionne, grazie al quale Fiat ha messo nel carniere il 100% di Chrysler, visto da un membro della famiglia Agnelli: Lupo Rattazzi, 60 anni, quintogenito di Suni Agnelli e di Urbano Rattazzi, il cui ramo possiede il 5,60% delle azioni della cassaforte Giovanni Agnelli & C Sapaz. «L'operazione conclusa da Marchionne - afferma Rattazzi, membro del cda di Exor, la holding a monte del Lingotto, nonché presidente della compagnia aerea Neos - completa un percorso straordinario; aver rimosso l'ultimo ostacolo per creare la piena integrazione con Chrysler, consentirà a Fiat di competere con più forza sullo scacchiere mondiale».

Dottor Rattazzi, nei tanti lanci di agenzia di questi giorni in nessuno abbiamo trovato un commento da parte del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, o del premier Enrico Letta...
«Penso che in questi giorni abbiano la testa su altri problemi. Posso comunque dire che nel Paese si stenta a comprendere la portata dell'operazione, la più grossa in assoluto mai messa in atto da un'azienda italiana negli Stati Uniti. È come se la Nazionale avesse vinto il Mondiale. Ma in Italia vedo più critiche che plausi, per non parlare dei tanti sarcasmi fuori luogo. Il punto fermo è che la Fiat ha salvato la Chrysler nel 2008 con il supporto importante del governo Usa».

Come ha vissuto gli sviluppi dell'operazione?
«Con la solita ammirazione per il suo progonista, cioè Marchionne, per la sua sconfinata capacità di lavorare e prodigarsi per gli azionisti di Fiat che, ricordo, non sono solo la famiglia Agnelli, ma per il 70% si tratta di un parterre di investitori individuali e istituzionali. Il Giornale lo ha dipinto come “Il manager dei due mondi” e il Financial Times come Il Re dei deal makers»”.

Che cosa ha detto a Marchionne e al presidente John Elkann, suo cugino?
«Che sono grandi».

E se il piano industriale di fine aprile fosse l'ultimo firmato da Marchionne?
«Spero che non lo sia, trovo terrificante questa ipotesi. È una mia opinione personale, come azionista e come uomo che vanta un back-ground molto americano. Ho potuto ammirare la capacità di quest'uomo a destreggiarsi a cavallo dei due mondi, lavoro che gli ha consentito di conquistare la Chrysler».

A proposito di polemiche, il leader della Fiom, Maurizio Landini, dice che è ora che la famiglia Agnelli tiri fuori i soldi.
«Se ci sarà bisogno non ci tireremo indietro. A Landini rispondo solo che di soldi, in passato, ne sono stati tirati fuori tantissimi».

Ritengo scontata la replica del sindacalista...
«Queste polemiche vanno avanti da anni. Marchionne, allo Stato italiano, non ha mai chiesto nulla. Vogliamo invece parlare del notevolissimo supporto finanziario statale di cui hanno beneficiato negli ultimi dieci anni altri produttori generalisti come Peugeot, Renault e Opel?».

Sui blog si leggono tanti commenti. Mi ha colpito quello che vi chiede, come azionisti, di avere una mentalità più industriale.
«Si spieghi meglio».

Penso che il blogger intendesse dire che voi, Agnelli, dovreste pensare meno ai dividendi e più alla crescita industriale di Fiat.
«Abbiamo sempre accompagnato Fiat in questi anni e continueremo a farlo. È un'accusa mal riposta».

Il senatore Massimo Mucchetti punzecchia sempre. Nei giorni scorsi ha parlato della necessità di un aumento di capitale.
«Sono cose che decide Marchionne e le sue decisioni hanno al suo fianco Exor. Mucchetti, che è mio amico, non riesce e non riuscirà mai, per pregiudiziali ideologiche, a riconoscere i meriti di Marchionne».

Lo stesso Mucchetti si è anche lamentato perché Marchionne non risponde alle convocazioni in commissione parlamentare.
«Si può immaginare che agenda abbia avuto negli ultimi due anni, dovendo gestire due aziende, una a Detroit e una a Torino. Appena avrà il tempo ci andrà ancora in Parlamento. Non portare a casa il 41,5% di Chrysler voleva dire mettere in forse il futuro dell'alleanza e la funzionalità dell'operazione. È questo che bisogna capire».

Il sogno di Gianni Agnelli, cioè di trovare un forte alleato americano, sembra ora esaudirsi dopo il divorzio da Gm. «Marchionne ha una capacità cross-culturale che prevede il rispetto della tradizione di Chrysler insieme all'esaltazione delle sue caratteristiche».
Ai tedeschi di Daimler-Mercedes dà sicuramente fastidio aver pagato, nel 1998 per Chrysler, dieci volte tanto quello sborsato ora da Fiat.
«Chrysler, da quanto ho saputo, non è mai stato considerato dai tedeschi un alleato alla pari e veniva trattato da subordinato. In Germania dicono che Fiat diventerà “americana”? La mia risposta: la Fiat italiana ha conquistato il 100% dell'americana Chrysler. Questi sono i fatti. Stop».»

Ci saranno novità positive per l'Italia dal piano industriale di fine aprile?
«Ritengo di sì. La conclusione dell'operazione Chrysler credo faciliti il percorso di sviluppo anche in Italia».

Sua mamma Suni...
«Nutriva grande ammirazione per il successo. Mi spiace che non abbia avuto il tempo di vedere l'esplosione e i risultati ottenuti da Marchionne, del quale ha apprezzato le capacità in occasione di quella formidabile operazione con Gm. Mamma ebbe, purtroppo, l'amarezza di assistere, nella parte finale della sua vita, alla parabola discendente di Fiat. E non alla resurrezione del gruppo insieme alla conquista di Chrysler».