Fiat fa i conti con il Brasile in frenata

La Coppa non è servita: Pil in calo e auto in crisi. A Belini, il manager del Paese, la sfida di centrare i target 2018

C'era una volta la miniera d'oro Brasile. E se la situazione economica non invertirà velocemente la tendenza (è di ieri una revisione al ribasso del Pil 2014 a 0,9%), Fiat e gli altri colossi dell'auto presenti nel Paese come Volkswagen, Gm e Ford dovranno rivedere le strategie.

Una nuova grana per il settore e per il gruppo Fiat, alla vigilia dei conti semestrali e della storica assemblea, l'ultima a Torino. Ma d'altra parte, la crisi economica morde e i Mondiali di calcio, appena conclusi, non hanno dato l'impulso atteso. «Sul Paese - è l'allarme lanciato sul sito L'Indro da Carlos Langoni, ex presidente del Banco Centrale - incombe l'ombra della recessione, servono correzioni fiscali immediate. L'1% di crescita del Pil è molto poco per una realtà che, storicamente, cresceva il 4-5% l'anno». Inflazione elevata (dovrebbe stabilizzarsi nel 2014 al 6,3%), disoccupazione, corruzione, infrastrutture obsolete e tassi d'interesse alti rappresentano, come ha dichiarato Langoni, «gli errori di una malagestione economica» che cominciano a impattare anche sull'auto. I tassi che viaggiano sull'11% hanno come diretta conseguenza, in un Paese dove l'acquisto dell'auto avviene soprattutto tramite finanziamenti, quella di tenere lontani gli acquirenti.

Ecco allora il governo estendere gli incentivi sull'acquisto di vetture a tutto il 2014 con un sacrificio (l'operazione peserà sui conti statali per 360 milioni di dollari) che dovrebbe stimolare il mercato, «affinché le fabbriche continuino a produrre - è l'auspicio del ministro delle Finanze, Guido Mantega - anche quando le vendite di veicoli si abbassano». L'Anfavea, l'Associazione dei costruttori in Brasile, resta però pessimista, prevedendo per fine anno un calo delle immatricolazioni del 5,4% sul 2013. Quanto alla produzione, è atteso il peggior tasso di decremento degli ultimi 16 anni (-16,8% a 3,34 milioni di veicoli).

Il Paese, insomma, è sotto osservazione da parte dei mercati, e non è un caso che il report di Banca Akros, in vista dei conti trimestrali che Fca, Fiat-Chrysler, presenterà domani, sia titolato: «Ci aspettiamo risultati decorosi nonostante l'impatto del Brasile». Un appuntamento atteso con qualche perplessità dal mercato (il titolo ieri ha chiuso in calo dell'1,86%) e dagli investitori che si interrogano sui rumors delle ultime settimane: da eventuali rafforzamenti patrimoniali a voci (smentite) di fusione con Peugeot e Volkswagen.

Tornando al Brasile, anche se in giugno le vendite hanno segnato una flessione marcata (-17,3%), Fca, nonostante le difficoltà congiunturali, resta per ora sempre leader di mercato, con un buon margine di vantaggio su Volkswagen e Gm; più staccata Ford.

Resta da vedere se la campagna elettorale presidenziale, con le immancabili promesse di risanamento economico, in vista della doppia tornata di ottobre, avrà un effetto positivo sui consumi. E già ora qualche analista intravede, in proposito, un'inversione di tendenza: «Il peggio è alle spalle - afferma fiducioso un operatore di Piazza Affari - e il mercato brasiliano dell'auto ha già toccato il fondo». Fiat, dal canto suo, andrebbe incontro a un -20% della produzione nel secondo trimestre, con il problema di confrontarsi, in questo periodo di vacche magre, con concorrenti che non si fanno problemi a lanciare super promozioni pur di vendere i propri modelli.

Spetta al numero uno di Fiat Chrysler in America Latina, il paulista sessantacinquenne Cledorvino Belini, da 10 anni al comando dell'importante mercato e tra i manager più considerati dall'ad Sergio Marchionne, trovare il modo di rispettare i piani di sviluppo, al 2018, del gruppo nell'area Latam. Piani che prevedono, per Fca, oltre a una forte crescita in Nord America (il 50% dei ricavi) anche un incremento in Asia e America Latina.

Entro dicembre, inoltre, sarà operativa la nuova fabbrica di Goiana, nello Stato di Pernambuco, la prima a essere inaugurata dopo la fusione tra Fiat e Chrysler, che va ad aggiungersi a quella storica di Betim, a Belo Horizonte. Primo modello a nascere a Goiana (investimento di 3 miliardi di real) sarà la Jeep Renegade, la stessa che viene prodotta ora a Melfi.