Fiat, è giallo sulla liquidità Gli analisti chiedono i numeri

«No comment» da Consob e reazione stizzita da parte di Fiat sull'indiscrezione pubblicata da Messaggero e Mattino a proposito di un presunto faro acceso dall'Authority presieduta da Giuseppe Vegas «sulla reale consistenza della liquidità (22,7 miliardi al 30 giugno scorso) dichiarata nei bilanci del Lingotto».
«Qualsiasi insinuazione circa il fatto che Fiat non disporrebbe della liquidità dichiarata nella propria comunicazione finanziaria periodica è falsa e, come tale, sarà trattata da Fiat», puntualizza una nota del Lingotto.
Di fatto, a una ventina di giorni dalla presentazione dei conti sul terzo trimestre, l'indiscrezione ha contribuito a trascinare le azioni Fiat verso il basso, portandole a chiudere la giornata di Piazza Affari con un -4,16% (4,29 euro), mentre Fiat Industrial (-1,82%) ha attenuato la caduta; pesante anche la controllante Exor: -3,21%.
Nella nota, Fiat ha precisato di «ricevere abitualmente richieste di informazioni da Consob su varie materie (“inclusa la liquidità”, ammette il gruppo) a cui risponde regolarmente, ma non è al corrente di alcuna “indagine” nei termini riferiti» dai due quotidiani del gruppo editoriale Caltagirone.
È vero che tutto il listino ieri è stato negativo (-1,98% sui timori per l'economia mondiale) e che la galassia torinese ha seguito, come altri titoli, questa scia, ma la triste vicenda Parmalat, ogni qual volta si toccano alcuni tasti, funge sempre da monito.
Gli analisti, comunque, un po' di domande se le sono poste, in attesa della conference call con Sergio Marchionne, a conclusione del consiglio di amministrazione del 30 ottobre. «Il problema - spiegano da una sala operativa - potrebbe nascere dalla composizione della liquidità del gruppo. Dei 22,7 miliardi in cassa, una decina sono da riferire a Chrysler. Ma la liquidità di Auburn Hills non sarà accessibile a Fiat fino a quando la quota del Lingotto non raggiungerà l'80% della casa costruttrice americana, della quale continua a detenere il 58,5%. Ecco, allora, che la cassa lorda effettiva di Fiat ammonterebbe a circa 12 miliardi di euro».
«Il caso Parmalat - aggiunge un altro operatore - insegna che quando si guarda al debito netto (5,5 miliardi di euro in questo caso) è necessario verificare da dove scaturisce. A questo punto Marchionne deve fare chiarezza sulla composizione della liquidità di Fiat: in quanto tempo si può accedere in caso di necessità, l'ammontare depositato sui conti correnti, quanto è stato invece dirottato in titoli “pronti contro termine” o in obbligazioni con rating a tripla A».
La liquidità dichiarata dal Lingotto, come affermato più volte dallo stesso amministratore delegato Marchionne, viene tenuta in cassaforte per tre scopi principali: in primis per rilevare completamente l'americana Chrysler, quindi sostenere la vendita di automobili con i finanziamenti e le varie iniziative rivolte all'Europa.