Generali punta sulle pensioni cinesi

Aperte le trattative con le autorità di Pechino per entrare nella previdenza privata

C'è piena sintonia tra il governo e le Generali: il 5 marzo, a Venezia, il ministro dell'Economia Tria era stato ospite di Generali Italia e martedì scorso il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha tagliato il nastro della Torre Generali a Citylife, definendo il gruppo assicurativo «un orgoglio italiano» da cui prendere esempio. E questa «luna di miele» si celebra anche lungo la via della Seta.

Come per Palazzo Chigi anche per Trieste la Cina è sempre più vicina. Il Leone è, infatti, tra le compagnie straniere che hanno avviato le trattative preliminari per entrare nella previdenza privata in Cina, un business che vale 1.600 miliardi di dollari, dove i fondi pensione, compresi quelli gestiti dallo Stato, sono cresciuti di circa il 20% nel 2017 a circa 1,64 trilioni di dollari e si prevede che saranno più che quadruplicati entro il 2025. E dove la popolazione con più di 60 anni è destinata a salire a 250 milioni entro il 2020.

Nel Paese del Dragone, del resto, Generali è già forte con più di 2.400 dipendenti. Il gruppo guidato dall'ad Philippe Donnet ha ottenuto la prima licenza assicurativa concessa nel Paese dopo l'ingresso nel WTO: a giugno 2000, infatti, la China Insurance Regulatory Commission ha concesso a Generali l'autorizzazione preliminare a formare una joint Venture per l'esercizio dell'attività Vita. Oggi opera in joint venture con il colosso petrolifero China National Petroleum, ed è attivo sia nel ramo Vita (attraverso Generali China Life) che nel ramo Danni (con Generali China Insurance). E il legame tra Trieste e Pechino è confermato anche dalla presenza nell'azionariato di People Bank of China. Complessivamente Generali è presente in 9 mercati asiatici con una presenza consolidata anche in India, Vietnam e Indonesia. In Malesia il gruppo di Trieste è attivo dalla fine del 2014, mentre in Tailandia è presente grazie ad una partnership di bancassurance. Ma non c'è solo l'Asia. Tra i mercati in cui il gruppo vuole crescere ci sono di certo quelli dell'Est Europa, dove la compagnia ha comprato di recente Adriatic Slovenica oltre a Concordia e Union Investment in Polonia. La strategia del gruppo per i prossimi anni è quella di posizionarsi tra i primi tre, o al massimo tra i primi cinque assicuratori in ogni mercato e la liquidità a disposizione per accelerare lo sviluppo c'è.

Il piano industriale 2019-2021 presentato a fine novembre dall'ad, Donnet, prevede che la cassa disponibile sull'arco di piano sarà complessivamente di oltre 10 miliardi, provenienti sia da generazione operativa di cassa sia da dimissioni. Di questi 4,5-5 miliardi saranno distribuiti ai soci come dividendi, 1,5-2 miliardi andranno a ridurre il debito e i restanti 3-4 miliardi serviranno proprio per la crescita.