Grecia, in arrivo un'altra austerity

Sacrifici per 3,2 miliardi se non saranno centrati gli obiettivi di bilancio. In cambio Atene otterrà un alleggerimento del debito

Rodolfo Parietti

Un'altra cucchiaiata dell'amara medicina dell'austerity da mandare giù, in cambio di un alleggerimento del debito. Per la Grecia, bastone e carota. Con gli obiettivi di bilancio che appaiono più sfuggenti di saponette bagnate, l'Eurogruppo cava dal cilindro ricette già somministrate a più riprese, ma aggiunge il dolcetto della rimodulazione delle scadenze e dei periodi di grazia sulla posizione debitoria (311 miliardi di euro in totale), versione morbida dell'haircut da 100 miliardi di cui Atene aveva beneficiato nel 2011. L'obiettivo è quello di impacchettare l'accordo, dopo il sì del parlamento ellenico, per poi sottoporlo, giovedì prossimo, a una riunione straordinaria dei ministri finanziari. Se dal vertice dovesse arrivare il via libera, cadrebbero gli ostacoli che finora hanno impedito lo sblocco degli aiuti per complessivi 86 miliardi, in cambio di tagli alle pensioni e a un innalzamento dell'Iva, e verrebbe staccato un primo assegno da 3,2 miliardi.

L'assunto da cui parte l'Eurogruppo nell'elaborare la proposta è sintetizzato dal direttore generale del fondo salva-Stati Esm, Klaus Regling: «Dobbiamo ammettere che il futuro (della Grecia, ndr) nei prossimi due anni è incerto, quindi credo che il pacchetto di contingenza sarebbe una garanzia nel caso in cui succeda qualcosa». Il pacchetto in questione prevede misure aggiuntive automatiche, nell'ordine dei 3,2 miliardi (in aggiunta quindi ai 5,6 già preventivati), nel caso in cui il Paese ellenico non riuscisse a centrare l'obiettivo di un avanzo primario pari al 3,5% del Pil nel 2018. Il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, è fiducioso: «Crediamo che siano stati fatti progressi sostanziali nei temi ancora aperti, come riforma delle pensioni, riforma tassa sul reddito, strategia sui crediti deteriorati, creazione di un fondo per le privatizzazioni. Alcune cose sono ancora da vedere, ma siamo molto vicini». La Grecia, però, sembra pensarla diversamente: «Secondo la legge ellenica - ha spiegato il ministro delle Finanze, Euclide Tsakalotos - non è possibile legiferare misure contingenti: non si può legiferare x se z avviene nel 2018 o nel 2019».

In ogni caso, si continua a trattare: non c'è tensione fra le delegazioni e ciò sembra avvalorare l'ipotesi che un'intesa potrebbe davvero essere sottoscritta entro una settimana. Tra l'altro, il reprofiling del debito sembra la giusta soluzione di compromesso per avvicinare le posizioni - finora sideralmente distanti - di Fondo monetario internazionale e Germania. L'Eurogruppo ha dato mandato a Dijsselbloem di individuare le modalità per un possibile alleggerimento del peso debitorio, che dovrà rispettare comunque i limiti fissati dalla discussione dell'anno scorso. Ovvero: no ad un taglio vero e proprio. «Guarderemo a rimodulazioni - ha confermato Mr. Euro - e, se necessario, a misure addizionali sulle scadenze e periodi di grazia, come delineato la scorsa estate». Il problema è che, a quasi un anno di distanza, l'accordo è sempre vicino, ma una soluzione definitiva ancora non si vede.