Huawei nella lista nera Usa. Nasce l'asse Ue anti-Trump

Germania, Francia e Olanda non intendono rispettare il divieto. Merkel: «Il colosso orientale in gara per il 5G»

Con l'inserimento di Huawei nella lista nera del commercio Usa, decisione che impedirà al gigante cinese delle tlc di comprare parti e componenti dalle società americane, Donald Trump non ha solo invelenito i già tesi rapporti con Pechino. Se il Dragone si è affrettato a ricordare a Washington come atti di ritorsione di questo tipo siano un danno ulteriore alle relazioni bilaterali, è dall'Europa che è giunto un altrettanto rapido altolà al tycoon. Dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, al presidente francese Emmanuel Macron e fino al premier olandese Mark Rutte, il messaggio inviato alla Casa Bianca è stato quanto mai esplicito: non intendiamo soggiacere ad alcun divieto.

La questione è a dir poco delicata, dal momento che investe l'implementazione delle infrastrutture dedicate al 5G, la rete internet con una rapidità nel trasferimento dati 100 volte superiore all'attuale 4G. Settore in cui la casa di Shenzen è un player di primo piano. Gli Stati Uniti imputano al gruppo fondato da Ren Zhengfei di essere il cavallo di Troia usato dal governo centrale cinese per lo spionaggio industriale. Berlino è di diverso avviso: la Germania, ha spiegato Frau Angela, «ha già sviluppato un percorso ben strutturato per decidere sulla partecipazione alla rete 5G», all'interno del quale sono formulati i criteri generali di sicurezza che devono valere per tutte le compagnie interessate. «Per noi - ha aggiunto - i criteri sono il punto di partenza decisivo, dopo cui stabiliamo chi partecipa». Già un mese fa i tedeschi avevano annunciato che Huawei non sarebbe stata esclusa dalla gara per l'assegnazione del 5G, ma ribadire il concetto subito dopo la mossa di Trump ha quasi il sapore della sfida. Anche perché Berlino ha di fatto ignorato il beau geste con cui The Donald ha fatto slittare di altri sei mesi i dazi sulle auto europee e giapponesi per dare più tempo ai negoziati.

Sul caso Huawei-5G la posizione della Commissione Ue è un po' più pilatesca: «Tocca agli Stati membri valutare i rischi connessi a ciascuna proposta assicurando la sicurezza nazionale e europea», ha detto una portavoce, Nathalie Vandystadt. Posizione condivisa, in parte, dal presidente francese Emmanuel Macron: «Per il 5G, prestiamo molta attenzione all'accesso alle tecnologie di rete di base per preservare la nostra sicurezza nazionale». Epperò: «Non è appropriato lanciare una guerra tecnologica o una guerra commerciale contro qualsiasi paese», ha puntualizzato il titolare dell'Eliseo. Quanto all'Olanda, ha già fatto intendere di non voler subire alcun diktat a stelle e strisce. «Non diremo prima ad altri Paesi o ad altre aziende non valete niente», ha affermato Rutte.

Insomma, Trump ha aperto un altro fronte di scontro a trade war ancora aperta. Peraltro, l'ex Impero Celeste non sta porgendo l'altra guancia: a marzo, quando ancora non erano stati imposti gli ultimi dazi Usa, la Cina ha venduto 20,5 miliardi di dollari di T-bond Usa, l'ammontare più elevato da oltre due anni. La guerra delle tariffe rischia di costare cara all'America. Proprio Huawei ha ricordato che saranno i consumatori Usa a essere danneggiati dall'ingresso nella black list del gruppo cinese, visto che tale decisione «costringerà gli Stati Uniti a usare prodotti di qualità inferiore e più costosi». Alcune stime calcolano in 500 dollari l'aggravio annuo per ogni famiglia Usa derivante dai dazi, con l'inflazione che secondo Goldman Sachs potrebbe aumentare di mezzo punto percentuale; Moody's Analytics non esclude un calo dello 0,8% della crescita del Pil entro la fine del 2020.