I dazi di Trump "inceppano" la Cina

L'export di Pechino giù dell'1% ad agosto. Occhi sulle ultime mosse di Draghi

La Cina comincia a scontare l'effetto dei dazi imposti dal presidente degli Usa, Donald Trump. Nel mese di agosto il valore delle esportazioni, calcolato in dollari, ha subito una contrazione dell'1% (+2,2% le stime degli analisti), mentre le vendite negli Stati Uniti sono crollate del 16% su base annua a 37,3 miliardi di dollari generando un avanzo commerciale nei confronti di Washington di 27 miliardi. I riflessi sulla bilancia commerciale, tuttavia, sono stati modesti perché la flessione tendenziale del 5,6% delle importazioni ha generato un surplus commerciale di 34,8 miliardi di dollari (31,3 miliardi di euro), in calo rispetto ai 45 miliardi di luglio.

Il trend, tuttavia, è destinato a proseguire perché l'amministrazione statunitense dall'inizio di settembre ha incrementato ulteriormente le tariffe sui beni cinesi e i dazi finirebbero con l'aumentare ulteriormente sia a ottobre che a dicembre, se il nuovo vertice fra le due superpotenze globali, in programma il mese prossimo, non giungesse almeno a un preliminare d'intesa. Occorre, inoltre, notare come l'export di Pechino abbia registrato un rallentamento nonostante l'indebolimento dello yuan, che ad agosto è sceso sotto la soglia dei 7 dollari, provocando l'ira di Trump che ha definito Xi Jinping un «manipolatore di valute».

La Cina è già corsa ai ripari e la scorsa settimana: ha abbassato la soglia delle riserve obbligatorie di liquidità per le banche in modo da immettere moneta sul mercato e sostenere la crescita. Sarà necessario attendere l'evoluzione degli eventi, a partire dalla reazione odierna dei mercati, per comprendere se la manovra avrà successo. Il calo delle importazioni, però, evidenzia un progressivo rallentamento dell'attività economica cinese. Non a caso Ubs aveva abbassato le stime di crescita del Pil 2020 al 5,8% ben prima dell'annuncio dei nuovi dazi Usa che dovrebbero limare di un ulteriore 0,3% il prodotto interno lordo.

La frenata della tigre cinese non sarà scevra da conseguenze sia sugli Stati Uniti che su Eurolandia. Ed è per questo motivo che nella sua penultima riunione del board da presidente della Bce, Mario Draghi, giovedì prossimo è atteso a un ulteriore allentamento dei tassi sui depositi da -0,4 a -0,5% nonché all'annuncio di un nuovo quantitative easing. Il problema è che la liquidità in un contesto globale improntato alla recessione rischia di creare bolle speculative senza produrre benefici reali. Sono sempre più numerosi gli economisti che chiedono all'Eurotower la mossa azzardata dell'helicopter money, ossia regalare denaro direttamente ai cittadini. Sarà la prima gatta da pelare per Lagarde.

Commenti

theRedPill

Lun, 09/09/2019 - 10:24

Evitare i tranelli dei manipolatori di valuta è cosa semplice, basta farsi pagare in oro anziché usare quei biglietti colorati; qui il problema è che a tutti fa comodo manipolare le valute e mantenere schiavi i popoli