Intesa e Poste grandi alleate per i prodotti allo sportello

La banca venderà mutui negli uffici postali e i bollettini si pagheranno in filiale. Borsa fredda, giù i titoli Anima

Mutui e prestiti in Posta e bollettini e ricariche PostePay alle filiali Intesa Sanpaolo. Per il correntista-risparmiatore è questo, in estrema sintesi, il senso dell'accordo tra Poste Italiane e l'istituto guidato da Carlo Messina che avvia una collaborazione triennale tra le parti.

A livello industriale però, questa partnership ha più di un significato e ricadute importanti sul mondo del risparmio gestito. Per Intesa si tratta, di fatto, di seguire la nuova vocazione di banca multicanale e di avere accesso ai 34 milioni di clienti di Poste, nonché ad una rete di distribuzione capillare sul territorio. La base clienti «sul piatto» è più che appetibile, visto che 1,5 milioni di italiani entrano ogni giorni in un ufficio postale e 1,3 milioni utilizzano gli strumenti digitali di Poste che può contare su 13mila uffici postali. Rispetto alle 4.700 filiali che il gruppo Intesa ha in Italia.

Per la società guidata da Matteo Del Fante, d'altra parte, si tratta di tradurre in pratica quanto annunciato con il piano industriale Deliver 2022: rafforzare il business del risparmio gestito aumentando la platea dei prodotti e valorizzando e diversificando al contempo la rete di distribuzione. Insomma, quella che, in gergo, viene definita un'operazione win-win. Almeno sulla carta. Spetterà poi ai due protagonisti tradurre in realtà le intenzioni: l'accordo prevede, infatti, che la distribuzione di specifici prodotti e servizi dei due gruppi sia disciplinata attraverso una serie di successivi accordi attuativi e non esclusivi, relativi ai prodotti e ai servizi oggetto di reciproca distribuzione. Certo, gli ambiti di collaborazione non sono un mistero e riguardano principalmente: mutui e prestiti personali erogati da Intesa e collocati tramite la rete degli uffici postali; prodotti di wealth & asset management gestiti da Eurizon Capital sgr per fornire ai clienti di Poste Italiane una più ampia offerta di prodotti; servizi di pagamento compresi i bollettini postali tramite i canali fisici e remoti di Intesa e Banca 5 (ex banca dei Tabaccai), incluse le ricariche PostePay. Una partnership che, per il momento, non sembra aver scaldato il mercato. Ieri Poste ha chiuso la seduta piatta (-0,16% a 7,6 euro), così come Intesa (-0,6% a 3,01 euro).

Ad avere la peggio è stata, invece, Anima (-4,5% a 5,55 euro), attuale partner nel risparmio gestito di Poste Italiane (presente anche nel capitale della società con una quota del 10,04%), sulla base di accordi rinnovati proprio a fine marzo. «La preoccupazione del mercato - spiega un analista - è che la raccolta di Anima ne possa risentire visto il coinvolgimento di Eurizon. D'altra parte, Poste rappresenta il 15% delle masse istituzionali di Anima pari a 5,5 miliardi e la raccolta 2017 ha raggiunto 1 miliardo». Tuttavia, «si tratta più che altro di una risposta emotiva del mercato perché Poste spiega un altro operatore già da mesi ha ridefinito i rapporti con Anima chiarendo la propria intenzione di essere una piattaforma aperta». Tanto che, le stime di entrate nette annuali per Anima dalla rete di Poste, erano già state stornate dagli analisti da 2,3 a 1,5 miliardi. Resta da vedere se questa mossa non sia, però, anche il preludio a un parziale passo indietro di Poste all'interno della compagine azionaria del gruppo di asset management.