Dopo l'addio a Sorgenia Cir rivede un mini utile

Il gruppo, liberato dalle svalutazioni della controllata, va in attivo per 5 milioni. Frenano i ricavi con L'Espresso

Consegnare le centrali di Sorgenia nelle mani delle banche creditrici non potrà che rivelarsi un affare per il gruppo De Benedetti. Un assaggio si vede già nella semestrale della holding Cir che, sgravata dal peso delle svalutazioni effettuate dalla controllata nel 2013, a giugno di quest'anno è tornata in utile per 5,3 milioni (da una perdita di 164,9 milioni). Tutto sommato contenuta anche la flessione dei ricavi: -2,2% a 1,21 miliardi.

Sorgenia, per cui Cir ha sottoscritto un accordo di ristrutturazione con le banche creditrici che la condurrà fuori dal libro soci, è stata infatti classificata in bilancio come attività destinata alla vendita e quindi impatta ora sul solo risultato netto della holding che la famiglia De Benedetti controlla tramite Cofide. La cassaforte ha a sua volta registrato un utile di 0,6 milioni. Banche permettendo, il definitivo deconsolidamento di Sorgenia dovrebbe invece avvenire entro dicembre. Nel frattempo è comunque migliorata la situazione nella società guidata da Andrea Mangoni, che ha consegnato un rosso di 18,4 milioni (di cui 9,8 milioni a carico di Cir, ma già compensati dalle svalutazioni) contro i 206 milioni accusati soltanto 12 mesi prima. È poi tornato in positivo il margine operativo lordo (82,1 milioni) mentre continuano a rappresentare un problema i ricavi, scesi del 17,9%, complice la contrazione della produzione termoelettrica sul suolo nazionale (-10%).

Tornando a Cir, il presidente Rodolfo De Benedetti e l'ad Monica Mondardini hanno visto scendere i margini (ebitda) del 12,2% a 107,7 milioni, frenati dall'andamento delle attività automotive di Sogefi. Quest'ultima, che da sola vale più o meno la metà del gruppo, ha poi «bruciato» 14 milioni di oneri straordinari. Si sono inoltre aggiunti il crollo accusato dal mercato brasiliano e il supereuro, visto che la società fa un terzo delle vendite nelle Americhe.

Il colpo di freno del fatturato appare comunque imputabile in primo luogo alle attività editoriali concentrate sotto il cappello de L'Espresso. Il gruppo che edita anche Repubblica ha visto, come tutto il settore, asciugarsi i suoi introiti pubblicitari e i ricavi sono scesi del 10% a 332,5 milioni. L'ultima riga di bilancio resta comunque in utile (3,8 milioni). In espansione, invece, la gamba sanitaria affidata a Kos che, grazie al lavoro dei suoi centri per la riabilitazione e delle case di cura per anziani, ha spinto il fatturato del 3,5% a 193 milioni, con un utile stabile di 6 milioni.