Legno di pioppo: cresce l'import, Assopannelli: risorsa da sostenere

Cala la superficie coltivata e metà del legname arriva dall'estero. Nicoletta Azzi: "Industria florida che va aiutata. Chiediamo la creazione di consorzi che vedano impegnati pubblico e privato nella coltivazione delle aree golenali del bacino del Po attualmente incolte"

Nel mondo della materia prima naturale legno, il pioppo rappresenta meglio di altre il made in Italy con la sua filiera di nicchia e trova il suo principale utilizzo industriale nella produzione dei pannelli (in modo particolare, dei pannelli compensati), nell’industria degli imballaggi di legno e della carta. Negli ultimi anni, però, la superficie coltivata è costantemente diminuita portando a un significativo aumento delle importazioni a discapito del pioppo nostrano che ha caratteristiche fisiche ed estetiche uniche, apprezzate dai designer di tutto il mondo.

Tema approfondito nel convegno Pioppo: il valore di una filiera sostenibile che a Milano ha messo a confronto imprese e istituzioni per trovare una soluzione che consenta all’industria del pioppo italiano di rafforzarne il ruolo da protagonista sui mercati. Partendo dalla fotografia di una situazione confermata dal primo Inventario della pioppicoltura in Italia. “Attualmente si contano 46mila ettari coltivati che garantiscono una produzione di 1 milione di metri cubi di materia prima su una domanda annua di oltre 2 milioni”, ha spiegato Piermaria Corona di Crea. Eistono quindi “difficoltà a mettere in atto politiche coordinate tra le regioni a maggiore vocazione pioppicola”, come sottolineato da Rinaldo Comino della Direzione Foreste della regione Friuli Venezia Giulia e da Luca Cesaro di Crea, sottolineando il valore economico e culturale della filiera del pannello di pioppo che, con una produzione industriale pari a oltre 2 miliardi di euro (6,5 miliardi considerando l’intero sistema pannelli e semilavorati) e 41.000 addetti contribuisce in maniera fondamentale alla crescita del made in Italy.

Aspetto evidenziato da Marco Fortis, vicepresidente di Fondazione Edison, secondo cui “la produzione italiana legata al pannello di pioppo ha tutte le caratteristiche per mantenere un ruolo di primo piano nell’industria del design, ma la mancanza di un’efficace politica industriale di filiera e di un’adeguata produzione nazionale di materia prima rischiano di far perdere competitività al comparto, mettendo a rischio un’economia di scala fortemente radicata sul territorio e con una forte vocazione all’export”.

Criticità che preoccupa le imprese e ha spinto Nicoletta Azzi, presidente di Assopannelli, a lanciare due proposte che consentirebbero nel breve-medio periodo di aumentare la superficie coltivata a pioppo: “La nostra è un’industria florida che deve assolutamente essere sostenuta dalle istituzioni affinché non si perda un patrimonio unico al mondo, per questo chiediamo la creazione di consorzi che vedano impegnati pubblico e privato nella coltivazione delle aree golenali del bacino del Po attualmente incolte, sarebbe un primo importante passo per incrementare la produzione di pioppo italiano con il vantaggio di rendere più sicure aree a rischio esondazioni”. “Chiediamo inoltre - ha aggiunto - di estendere al pioppo la capacità di stoccaggio di Co2 creando un marchio ecologico che rafforzerebbe ulteriormente le caratteristiche intrinseche di un materiale privilegiato per la realizzazione di arredi, imbarcazioni e altri manufatti di altissima qualità”.

Proposte di Assopannelli che consentiranno alla filiera di crescere grazie alle caratteristiche legate al green e alla sostenibilità di questo legno a favore delle quali si sono espressi Fabio Boccalari, dell' Associazione Pioppicoltori Italiani, Meuccio Berselli dell'Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, Meuccio Berselli, Ettore Prandini presidente di Coldiretti, l'assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia Fabio Rolfi e Alessandra Stefani direttore generale Foreste del ministero dell'Ambiente.

Il fabbisogno industriale di legno di pioppo - ricordiamo - è stimato in circa 2 milioni di metri cubi annui. Per raggiungere il livello minimo di autosufficienza industriale sarebbe necessario raggiungere una superficie coltivata di 115.000 ettari, più del doppio della superficie attuale. I dati consuntivi 2016 relativi al settore pannelli registrano una crescita del 3% pari a oltre 2 miliardi di euro, sostenuta sia dalle esportazioni sia dall’aumento della domanda interna del settore arredamento, trend confermato anche dai preconsuntivi 2017 che rilevano un’ulteriore crescita del 4%.

Commenti

Marguerite

Mar, 04/12/2018 - 18:57

E SI, IL MADE IN ITALY È FATTO ALL80% D’IMPORTAZIONI !!!!! Ma questa mi sa che gli Italuaninon l’haNNO ancora capito !!!! Dunque vuol dire che l’Italia non sarà MAI un paese autosufficiente e dovrà SEMPRE accordarsi cn altri paesi....e semmai....l’Europa è il più grosso CLIENTE...e i clienti....devono essere ben trattati !!!!