Le mani in «pista» su Firenze per lo sviluppo dell'aeroporto

Attorno all'ampliamento dello scalo di Peretola, ancora bloccato, gravita una galassia di interessi che va da Unipol a Della Valle

Sulla costruzione di una nuova pista da 2.400 metri per l'aeroporto di Firenze si discute da anni. Ora il progetto sembra arrivato a un punto di svolta. Manca solo un ostacolo da superare: il ministero dell'Ambiente ha chiesto una serie di integrazioni allo studio sull'impatto ambientale della pista presentato da Toscana Aeroporti, la società unica degli scali di Pisa e Firenze messi insieme dalla Corporacion America dell'argentino Eduardo Eurnekian. Domani le integrazioni arriveranno sul tavolo della Commissione «Via» (Valutazione di Impatto Ambientale) che ha 60 giorni per raccogliere le sue osservazioni e 90 per decidere esprimendo poi il suo parere. I fiorentini hanno atteso anni, possono pazientare fino a febbraio, si dirà. Il problema è che attorno allo sviluppo dello scalo di Peretola oggi ruotano attori e interessi diversi, non solo locali.

Il primo: il governo ha approvato nei giorni scorsi il piano degli aeroporti che fa del polo toscano presieduto da Marco Carrai un'infrastruttura strategica nazionale. Non solo. Matteo Renzi puntava di arrivare al G7 del 2017 con la pista pronta. Per questo, da sindaco, aveva candidato Firenze a ospitare il summit. E per i ritardi avrebbe poi pensato di recente a un «piano B» virando su Milano. Intanto in riva all'Arno c'è chi addossa le responsabilità della bocciatura della masterplan aeroportuale ai bolognesi.

Ieri sull'edizione fiorentina di Repubblica è spuntato un articolo che punta il dito sul ministro dell'Ambiente, Gianluca Galletti (Ncd, Area Popolare). Bolognese, appunto. Nel mirino, una sua intervista rilasciata un anno fa in cui si chiedeva se con l'Alta Velocità che collega Firenze e Bologna in meno di quaranta minuti ci fosse ancora bisogno di «due aeroporti e due fiere».

Di qui il sospetto: dietro allo stop del ministero c'è Bologna con il suo aeroporto Marconi che di recente si è pure quotato in Borsa e su cui hanno investito anche big della finanza come il fondo Amber (già azionista di Save che gestisce lo scalo veneziano) e il patron di Investindustrial, Andrea Bonomi.

E sempre di Bologna è l'altro attore coinvolto nella telenovela sulla nuova pista fiorentina: UnipolSai. Sulla scrivania dell'ad della compagnia assicurativa, Carlo Cimbri, giace da tempo il dossier dedicato al destino del quartiere di Castello, periferia nordovest di Firenze, a due passi proprio dall'aeroporto. Si tratta di 170 ettari ereditati dalla Fondiaria dei Ligresti e finiti al centro di un'inchiesta giudiziaria avviata nel 2008 dalla procura fiorentina con l'accusa di corruzione a carico di alcuni rappresentanti di FonSai, professionisti e amministratori pubblici. Il processo si è concluso in primo grado a marzo del 2013 con un'assoluzione e il Tribunale ha disposto la restituzione dell'area che era stata sottoposta a sequestro cautelare. Da allora è cominciato un braccio di ferro a colpi di ricorsi al Tar fra Unipol, Palazzo Vecchio e anche la Regione. Parte dei terreni rientrano, infatti, nelle fasce di sicurezza obbligatorie per Peretola che il Comune vuole ingrandire. Con la nuova pista, dunque, il gruppo di Cimbri subirebbe un esproprio assai oneroso.

A bordo campo, infine, segue preoccupato la partita Diego Della Valle: in ballo a Castello c'è infatti anche lo spazio dove trasferire il mercato ortofrutticolo - oggi nell'area di Novoli - al posto del quale dovrebbe sorgere il nuovo stadio e la mini cittadella dello sport della Fiorentina di proprietà della famiglia di Mr Tod's.