Marchionne: "Alfa è tutta da rifare"

Il numero uno Fiat: "Per il Biscione ci vuole una rivoluzione". Niente road-show prima della quotazione. I messaggi a Renzi

Delle quattro sedi, all'interno di Fiat Chrysler Automobiles, nelle quali Sergio Marchionne ha un suo ufficio (Torino in Italia; Londra dove si trova la sede fiscale del gruppo; Auburn Hills, negli Stati Uniti, per Chrysler; e, dal 13 ottobre prossimo, quando sarà anche presidente di Ferrari, Maranello), a prevalere in questi giorni è quella americana. Venerdì, invece, l'ad di Fca sarà nuovamente in Italia per partecipare, alla Reggia di Venaria, al gala per i 100 anni di Maserati, marchio in questo momento fiore all'occhiello dell'azienda. Dal top manager dei due mondi, sempre più carico di responsabilità (incluse quelle sportive, viste le aspettative sulla Formula 1 dopo le ultime stagioni deludenti del Cavallino costate la presidenza a Luca di Montezemolo) e di premi (a New York ha ricevuto il prestigioso Award dell'Institute of international education), sono intanto arrivati due nuovi messaggi: su Alfa Romeo e la quotazione di Fca a Wall Street.

Sul marchio del Biscione, l'ad di Fca è stato chiaro: «È tutta da rifare». Come a dire che con le attuali MiTo e Giulietta si chiude un'era, mentre il 24 giugno del 2015, giorno in cui sarà presentata la nuova Giulia, per Alfa Romeo sarà una seconda vita, da percorrere a braccetto di Maserati e con il sostegno esclusivo del know how di Ferrari, come ribadito dallo stesso Marchionne nei giorni scorsi. Il piano per rilanciare Alfa Romeo, esposto il 6 maggio scorso ad Auburn Hills, prevede entro il 2018 investimenti per 5 miliardi di euro e otto novità - tra berline, Suv, coupé e roadster - progettate per dare filo da torcere ai costruttori tedeschi (Bmw, Audi e Mercedes) e britannici (Jaguar e Land Rover), specializzati nell'offerta premium, cioè dell'alto di gamma. La sfida che si è posta Marchionne, dopo quelle fallite negli anni passati, è di arrivare a vendere 400mila vetture Alfa Romeo nel 2018 a fronte delle 74mila consegnate nel 2013.

Ma la sfida delle sfide, quella vera, sarà di far tornare il mito Alfa Romeo negli Stati Uniti, ancora fermi al ricordo della Duetto guidata da Dustin Hoffman nel vecchio film «Il laureato».

Ecco allora cadere su Reid Bigland, 47 anni, artefice della risalita del brand Ram nel gruppo Chrysler, la responsabilità di mettersi al volante del Biscione e di portarlo ai risultati auspicati da Marchionne nel mercato a stelle e strisce. Ovviamente sotto l'attenta e severa regia di Harald Wester, ad di Alfa Romeo e Maserati, l'ingegnere tedesco che ha nel mirino proprio i concorrenti della «sua» Germania.

Marchionne, a New York, ha portato la nascita di Fca come esempio di un impegno preso, rispettato e andato a buon fine, anticipando in pratica quello che dirà al premier italiano Matteo Renzi che il 26 settembre visiterà il quartier generale del gruppo automobilistico ad Auburn Hills, a Nord di Detroit. «Gli farò toccare con mano il risanamento di Chrysler - in sintesi l'affermazione di Marchionne - e sono disposto a presentare al premier Renzi pure il sindacato americano».

E anche Renzi ha ricevuto il suo messaggio: «L'unica cosa per creare crescita - l'appunto di Marchionne - sono gli investimenti, in Italia non riusciamo ad attirare abbastanza capitali». Quindi l'imminente quotazione alla Borsa di New York programmata il 13 ottobre, lo stesso giorno che vedrà il titolo Fca esordire anche a Milano, in Piazza Affari. «Da qui a quella data non ci sarà il consueto road-show - ha annunciato l'ad di Fiat Chrysler Automobiles -. La quotazione è attesa per il 13 del mese prossimo e poi inizieremo il processo di “educare” i mercati finanziari dopo ottobre». Significa che, una volta in possesso delle azioni derivate dai recessi, il gruppo le renderà disponibili sul mercato americano per alimentare le contrattazioni. E solo in quel momento, a quotazione avvenuta, Marchionne incontrerà la comunità finanziaria per convincere i grandi fondi a investire sul nuovo titolo.

Commenti

tammaro caso

Sab, 20/09/2014 - 11:10

Incredibile, dove mette le mani Fiat crolla tutto a picco. Alfa Romeo era un marchio storico del Made in Italy. L'unica macchina di rappresentanza e sportiva allo stesso tempo italiana. La casa torinese ha fatto soldi con le sovvenzioni statali e con la speculazione finanziaria. Chi sà se Marchionni oltre a far salire le azioni sà anche come si costruiscono le auto!

agosvac

Mar, 02/06/2015 - 12:28

Io stimo molto Marchionne perché è riuscito a riportare la Fiat ai vertici delle vendite non solo in Italia ma anche nel mondo intero. Ormai è riconosciuto da tutti, tranne dai cretini, che le vetture Fiat nel loro settore, sono all'avanguardia. Per quanto riguarda l'Alfa Romeo, credo che Marchionne dovrebbe farla ritornare alle competizioni, non in F1 dove già c'è la Ferrari, ma nel settore delle competizioni del turismo da corsa dove l'Alfa stravinceva in tempi neanche troppo lontani. Il dna dell'Alfa non può prescindere dalle gare!!!!!