Massiah: «Ubi si sposerà solo se conviene. Cedole? Meglio essere grassi»

Victor Massiah ha aumentato di un terzo i profitti di Ubi Banca (+30,6% a 75,9 milioni) nel primo trimestre, a fronte di una solidità patrimoniale migliorata dall'11,5% al 12,2%, ma l'amministratore delegato mette subito dei paletti. Ubi, candidata a salvare il Monte Paschi, farà un'acquisizione soltanto se questa «creerà valore per i soci»: «Da parte nostra c'è una chiara comprensione del fatto che meno del 50% delle fusioni hanno creato valore», ha scandito Massiah agli analisti, mandando un chiaro segnale al governo. Il riferimento è alle cinque grandi aggregazioni che hanno di ridisegnato il settore nel 2006-2007.

Allo stesso modo a un mercato assetato di dividendi straordinari, Massiah replica che «al momento» Ubi (+4,87% in Piazza Affari) vuole restare «grassa» in termini di patrimonio ed è «orgogliosa» di esserlo, perché è l'unico modo «per sopravvivere al “Cigno nero“». Il riferimento letterario è al saggio dell'ex trader Nassim Nicholas Taleb, ma dietro la prudenza del banchiere, che pur guida la cooperativa più solida del Paese, c'è la consapevolezza che il settore deve affrontare un «periodo volatile» a causa di regole patrimoniali «non ancora pienamente chiare». A impensierire sono le giravolte dei tecnici della Bce, dopo gli stress test: dalle nuove norme sugli assorbimenti di capitale (tlac) a quelli sulle perdite differite, cui si aggiungono le tensioni in Libia e Ucraina. Proprio per questo Massiah «sta lavorando» sul possibile riacquisto delle partecipazioni di minoranza nelle banch e reti (Bpci, Bre, Popolare Ancona, Valle Camonica), così da evitare un assorbimento patrimoniale. Il passo potrebbe essere prodromico al «bancone».