Montezemolo e Marchionne: un'epurazione a cento all'ora

Amici in pubblico, ma divisi in privato: in pochi mesi il numero uno del Lingotto ha dato il benservito a Luca. Che poi è tornato all'attacco: "Merito rispetto"

Il ciclone «Sergio» ha spazzato via anche Luca di Montezemolo. L'epurazione in casa Ferrari è stata, per dirla alla Sergio Marchionne, «più veloce della luce». Dalle parole (la strigliata a margine del Forum Ambrosetti di Cernobbio, il 7 settembre) ai fatti (l'annuncio dell'addio di Montezemolo dalla presidenza del Cavallino, il 10 successivo) e al cambio della guardia al volante della «Rossa» (Marchionne numero uno anche a Maranello dal 13 ottobre scorso) è passato poco più di un mese.

In verità, che il filo che teneva uniti Marchionne e Montezemolo si dovesse spezzare era nell'aria da tempo. Un'accelerazione in tal senso è comunque partita all'inizio dell'anno, subito dopo il completamento della scalata del Lingotto a Chrysler, complice soprattutto lo scarso rendimento della «Rossa» in Formula 1 e il lungo digiuno di successi mondiali (anche se in tre occasioni la sconfitta è arrivata all'ultima curva). A prevalere, rispetto al tradizionalista Montezemolo («la Ferrari è un mito e, in quanto tale, non risente degli andamenti ondivaghi dello sport»), è stata così la visione più aggressiva di Marchionne («la Ferrari è sì un mito, che deve però alimentarsi di vittorie ogni anno»).

Comunque, da quando i due top manager hanno condiviso in posizioni di vertice gli stessi tavoli dei cda (scomparso Umberto Agnelli, Montezemolo è diventato presidente anche di Fiat, mentre Marchionne veniva nominato ad), il loro rapporto non è mai stato facile. «È il classico atteggiamento di due maschi Alfa», ricorda una fonte. Anche se, pubblicamente, Montezemolo e Marchionne si sono sempre comportati da «amiconi», come è avvenuto alla conferenza stampa (farsa) nella quale veniva sancito e spiegato il divorzio. Dissidi e punti di vista diversi, salvo qualche scambio di battute in pubblico, sono sempre stati abilmente soffocati nelle rispettive cabine di regia. Vero è, a questo punto, che Marchionne ha avuto un fondamentale alleato nel compimento della strategia che ha portato al siluramento di Montezemolo: il nullaosta della famiglia Agnelli, soprattutto all'indomani della morte di Susanna, la sorella di Gianni e Umberto, della quale Montezemolo era il pupillo. Sicuramente, quello dato da John Elkann (che all'epoca della sua vicepresidenza aveva avuto come «tutor» proprio Montezemolo), è stato un via libera difficile: «Ma non bisogna dimenticare - affermano nei salotti della finanza - che Marchionne è una garanzia per gli Agnelli, e quindi la famiglia non può che assecondare tutte le sue decisioni».

Ecco allora, una volta ceduta la presidenza di Fiat a Elkann, iniziare la graduale perdita di peso di Montezemolo all'interno della galassia: lo stesso Elkann, infatti, ha preso il suo posto tra i grandi soci di Rcs. E non è un caso che da allora siano anche iniziati i duri attacchi, nei suoi confronti (e verso Marchionne), di Diego Della Valle, amico e socio dell'ex presidente di Ferrari. Ma il segnale forte del raffreddamento tra le parti è arrivato all'assemblea degli azionisti Fiat, disertata da Montezemolo. E anche i quella occasione Marchionne non gli aveva risparmiato una frecciata: «Nell'ultimo trimestre 2013, Maserati ha fatto meglio di Ferrari...». Quindi, in agosto, la comunicazione che Montezemolo non figurava più nel consiglio della nuova Fca, sostituito da Ermenegildo Zegna, presentato (altra stilettata) come «ambasciatore» del made in Italy. Il resto, a parte la maxi-liquidazione da 27 milioni più benefit vari (auto del gruppo con lo sconto) è storia di questi giorni. Dopo una piccola tregua, Luca e Sergio hanno ricominciato a punzecchiarsiarsi. Il primo, a un evento torinese, ha fatto capire che primo o poi si sarebbe tolto molti sassolini dalle scarpe, il secondo - invece - è passato subito ai fatti. Prima, puntando i piedi sulla nomina di Montezemolo alla presidenza del F1 Group (la cassaforte del Circus), quindi accusandolo palesemente del disastro Ferrari in F1 nel 2014 e degli errori che si ripercuoteranno nel 2015. Ieri la replica: «Caro Marchionne, non intendo raccogliere provocazioni, ma il lavoro mio e quello di chi ha vinto sui circuiti e sui mercati con la Ferrari meritano rispetto». Intanto, sulla livrea dei nuovi A320 di Alitalia, appare la scritta «Jeep Renegade» grazie alla partnership con Fiat. Il destino vuole che Montezemolo, anche a capo di Alitalia, ritrovi in qualche modo il «nemico» Marchionne.

Commenti

cgf

Ven, 26/12/2014 - 21:40

Merito rispetto x far "incontrare persone"? Pare che il vizietto non lo abbia perso

cgf

Ven, 26/12/2014 - 21:42

Marchionne non è uno stupido, per lui c'é l'azienda innanzi tutto, se lo ha liquidato in fretta avrà buonissime ragioni e..... Come ha fatto presto a trovare un nuovo "lavoro" LdM, vero? Già

albertzanna

Sab, 27/12/2014 - 17:52

Montezemolo ha avuto vita facile in Ferrari, perché lo chiamavano "il figlio di Agnelli", che prima di acquisire il 51% della casa del cavallino mostrava deferenza per Enzo Ferrari, dopo era tutto un incensarlo, ma non perdeva occasione di affermare: la nostra controllata Ferrari. Se si considera che le vetture Fiat che gareggiavano erano elaborazioni di altri costruttori, Abarth in testa, direi che Montezemolo ha ben poco da vantarsi. Antipatico e presuntuoso come il suo amico Della Valle. Albertzanna

Lofelo

Dom, 28/12/2014 - 09:54

Luca Cordero di Montezemolo dà l'idea di adeguatezza a soli ruoli tipo cerimoniere.