Moody's conferma rating, ma critica Conte sul debito: "Non scenderà"

L'agenzia di rating assegna all'Italia un giudizio Baa3, appena un gradino sopra il cosiddetto livello spazzatura. Moody's scrive di aspettarsi un "periodo di stabilità politica" in Italia con il Conte-bis, "ma il debito non diminuirà"

L'agenzia di rating Moody's

Dopo il declassamento dell'ottobre 2018, l'agenzia di rating Moody's conferma il suo giudizio poco lusinghiero sullo stato dei nostri conti pubblici. Moody's assegna all'Italia un punteggio Baa3, lo stesso di poco meno di un anno fa. Ma c'è poco da sorridere, dal momento che il giudizio Baa3 è appena un gradino sopra il livello spazzatura. Segno che l'agenzia con sede a New York, per usare un eufemismo, non è molto ottimista sul futuro dell'Italia. In una nota, Moody's si dice preoccupata dagli "elevati livelli" del debito pubblico italiano, in percentuale il secondo più pesante d'Europa dopo quello greco. Elevati livelli che, continua l'agenzia, "è improbabile che diminuiscano nei prossimi anni, a causa della crescita lenta e della mancanza di un'agenda di politica economica coerente". Dunque, nel mirino di Moody's finiscono burocrazia e politica. Compreso Giuseppe Conte, alla sua seconda esperienza da premier dopo i 14 mesi alla guida del governo giallo-verde, appena sostituito da quello giallo-rosso.

Una sottile - ma significativa - differenza cromatica accolta con favore da Moody's. La quale, nonostante i rischi al ribasso sull'economia italiana a causa delle "interconnessioni tra il debito sovrano e le banche", prospetta per l'Italia "un periodo di stabilità politica" grazie alla "formazione di un governo di coalizione di centrosinistra". Quindi, la seconda agenzia di rating più importante al mondo dopo Standard & Poor's benedice il Conte-bis, da cui si attende "la presentazione tempestiva del bilancio 2020" come "prossimo atto legislativo chiave".

Secondo le stime di Moody's, nel 2019 il Pil dell'Italia dovrebbe crescere dello 0,2%, dopo essere aumentato dello 0,9% nel 2018, per poi espandersi ancora dello 0,5% nel 2020. Insomma, l'attività economica è "debole" ma si registrerà "una performance di crescita leggermente più forte nella seconda metà del 2019, con tassi di crescita trimestrali dello 0,1-0,2%, principalmente per i continui sviluppi positivi sul mercato del lavoro e sulle esportazioni". Le stime sul Pil erano già state riviste in agosto dall'agenzia di rating. Le precedenti vedevano un aumento del Pil dello 0,4% per quest'anno e dello 0,8% per il 2020. Ritoccate verso il basso appena un mese dopo.