Volkswagen si scusa e prova a ripartire

Mueller (Porsche) è il nuovo ad del colosso di Wolfsburg dopo l'addio di Winterkorn

Il Gruppo Volkswagen si lecca le ferite, molto profonde, e volta pagina. Congedato Martin Winterkorn con un assegno da mille e una notte, il consiglio di sorveglianza affida il nuovo corso a Matthias Mueller, 62 anni, che oltre alla guida di Porsche dovrà ora dirigere l'attuale primo produttore di auto nel mondo. Il Cds ha inoltre promosso il manager italiano Luca De Meo, 48 anni, membro del board di Audi Ag nonché direttore marketing e vendite, alla carica di ad del marchio Seat, ruolo che assumerà dal 1 ottobre. Un upgrade di De Meo era nell'aria e il suo passo avanti suona anche come un altro segnale di svolta, visto che De Meo, giunto in Audi da Fiat Group, non è ingegnere.

Il nuovo ad Mueller servirà alla casa tedesca per uscire da uno scandalo che è «un disastro morale e politico», il commento a caldo di Berthold Huber, presidente del Cds, il quale ha fatto le sue scuse a «clienti, pubblico, autorità e investitori», chiedendo loro di non togliere il sostegno al gruppo affinché si riprenda dal danno causato dallo scandalo delle emissioni truccate. «Il comportamento illegale di sviluppatori e tecnici per la realizzazione dei motori ha sconvolto Volkswagen quanto il pubblico; un piccolo gruppo di persone ha causato un enorme danno», ha proseguito Huber. Il presidente ha quindi annunciato che la casa tedesca terrà un'assemblea generale straordinaria il 9 novembre a Berlino per approvare il piano di ristrutturazione.

Per Mueller, che in 5 anni ha trasformato il marchio di auto sportive di lusso Porsche in uno dei brand di maggior profitto del gruppo, vista l'età si può ipotizzare una sorta di incarico ponte, in attesa che a Wolfsburg spunti un manager più giovane (magari della stessa famiglia azionista Piëch-Porsche) a cui affidare la terza fase di sviluppo.

Mueller è atteso da una sfida molto impegnativa e di enorme responsabilità, quella di risollevare l'immagine di Wolfsburg, travolta dallo scandalo dei test Usa. E uno dei suoi primi atti sarà probabilmente quello di volare a Washington, per scusarsi e chiarire davanti al Congresso cosa il gruppo intende fare. Il nuovo ad dovrà poi spiegare quanti saranno i posti di lavoro a rischio e quanto costerà lo scandalo alla casa automobilista. «Il mio compito più urgente - ha affermato - è quello di riconquistare la fiducia perduta, non lasciando nulla di intentato e con il massimo della trasparenza. Volkswagen farà tutto il possibile per sviluppare e implementare le norme di conformità più rigorose e gli standard di governance del nostro settore. Abbiamo la possibilità di uscire da questa crisi più forti di prima».

Il «dieselgate», del resto, rischia di mettere a serio rischio il valore del marchio Volkswagen che si è già ridotto di 10 miliardi di dollari. «All'inizio di quest'anno abbiamo valutato il marchio 31 miliardi, ma adesso ci aspettiamo una riduzione di questo asset di circa 10 miliardi. Ci vorranno dai 5 ai 10 anni per ritornare ai valori attuali», precisa David Haigh (Brand Finance). Sono intanto 2,8 milioni i veicoli circolanti in Germania coinvolti nel caso: tra questi anche vetture di cilindrata 1.2 e alcuni furgoni.

Commenti

cangurino

Dom, 27/09/2015 - 06:10

molto dipende da quanta chiarezza sapranno fare. Con un software di questo tipo, è chiaro che il numero di persone coinvolte sia elevato ed ai massimi livelli. Se un bel plotone di teutonici mariuoli venisse licenziato in tronco e oggetto di denuncia con risarcimento danni, con esaustiva spiegazione di quanto successo e garanzie oggettive che tali fatti non possano ripetersi in futuro, potrebbero avere una chance per recuperare, negli anni, credibilità. Ma partire con un assegno multimilionario all'ex. AD, non sembra la strada giusta. Avrei comunicato: da contratto ti spettano xanta milioni di liquidazione? Hai vigilato sulle malefatte? In attesa di scoprire la pentola, non ti diamo nulla. Eri al corrente? Mazzote sulle gengive. Comunque i tedeschi contano molto sui propri strumenti di convincimento. Il nostro Feltri, che difende a spada tratta VW e la sua costosissima Audi A8 ne sono un esempio fulgido.