Prada torna in Italia per evitare guai fiscali

Prada riporta in Italia il controllo del gruppo, finora basato nei paradisi offshore di Olanda e Lussemburgo, chiudendo così i conti con il Fisco. La griffe milanese - che è quotata in Borsa a Hong Kong - ha raggiunto un accordo con le autorità, attraverso una procedura di «voluntary disclosure», utilizzata probabilmente per la prima volta in Italia (in pratica una regolarizzazione di capitali detenuti all'estero). Un'iniziativa «assunta volontariamente da Prada Holding e dai suoi azionisti - si legge nella nota diffusa dal gruppo - sulla scia di un percorso» avviato da anni dalla holding e dagli azionisti di controllo, (con la consulenza di un team del dipartimento di Diritto Tributario dello Studio Legale Bonelli Erede Pappalardo) ovvero la famiglia fondatrice e l'ad Patrizio Bertelli, marito della stilista Miuccia.
Il rimpatrio riguarda una decina di holding sparse tra Paesi Bassi e Lussemburgo, che costituiscono la catena di controllo del gruppo. All'olandese Prada Holding Bv, costituita nel 1996, fa capo l'80% di Prada Group, dopo l'Ipo avvenuta con successo nel luglio 2011. La holding olandese è interamente controllata dalla lussemburghese Gipafin Sarl, a sua volta partecipata da quattro società sempre domiciliate nel granducato che fanno capo a Patrizio Bertelli (Pa.Be 1, Pa.Be 2, Pa.Be 3 e Pa.Be 4), proprietarie complessivamente del 35% di Gipafin, mentre un'altra finanziaria lussemburghese, la Bellatrix Sarl, costituita nel 2001, controlla il restante 65% della holding. Bellatrix fa capo a Miuccia Prada e ai suoi fratelli Alberto e Marina, tramite altre tre holding lussemburghesi, rispettivamente Ludo, Rigel e Mirar. La complessa architettura societaria ora «verrà ulteriormente razionalizzata mantenendo esclusivamente le società holding atte a garantire un presidio di corporate governance», conclude la nota del gruppo.
L'annuncio del rimpatrio è giunto assieme ai conti dei primi nove mesi del gruppo, cui fanno capo anche i marchi Miu Miu, Church's e Car Shoe. I ricavi crescono del 10% a 2,57 miliardi di euro: nella «pancia» del gruppo ci sono 303 milioni e l'utile netto passa a 440,9 milioni (+7,9%). Un risultato però inferiore alle stime degli analisti: e nell'intero anno i ricavi potrebbero essere inferiori alle attese (3,71 miliardi), a causa dell'effetto cambi, yen in testa.