Quota 100 con 4 finestre. Ecco quanto si guadagna

Quota 100 ormai è alle porte. Il prfessor Alberto Brabilla traccia lo scenario che riguarda gli assegni e le "vie d'uscita" dal lavoro

Quota 100 ormai è alle porte. Matteo Salvini su questo punto non cederà e proprio ieri ha annunciato che il nuovo sistema pensionistico che di fatto supererà la Fornero dovrebbe entrare a regime a febbraio. Ma sulle modalità di attivazione del provvedimento ci sono ancora dei dubbi. Il governo infatti dovrà comunicare le finestre e le eventuali penalità che potrebbero esserci sull'assegno con un anticipo pensionistico. A fornire un quadro chiaro di come potrebbero essere articolate le finestre per l'uscita anticipata dal lavoro è stato il professor Alberto Brambilla, direttore del Centro Studi di Itinerari Previdenziali e vicino alla Lega. Intervenendo al LabItalia, Brambilla ha affermato: Per far sì che i conti pubblici non abbiamo un appesantimento eccessivo dall'ingresso in massa di tutta la platea interessata dalla quota 100 -osserva il professore- nei primi due anni si potrebbe fare che hanno diritto ad andare in pensione con la quota 100 tutti coloro che al 31/12/18 abbiano raggiunto i requisiti richiesti (62 anni età e 38 contributi) e calcolando anche quanto tempo siano stati 'bloccati' al lavoro dalla riforma Fornero. Si tratta cioè di quei lavoratori che al momento dell'entrata in vigore della riforma avrebbero potuto già andare in pensione con le regole pre-esistenti". Il piano di Brambilla prevede la quota 100 in due anni, ovvero con finestre sia per il 2019 e per il 2020.

"Per quelli bloccati da più di 24 mesi al lavoro, l'uscita dal lavoro con la pensione quota 100 sarebbe ad aprile 2019, per quelli bloccati da almeno 18 mesi a settembre 2019, per quelli bloccati da 12 mesi, nel primo trimestre 2020, per quelli da 6 mesi, l'uscita sarà entro settembre 2020", ha aggiunto Brambilla. Poi il professore (tra i consiglieri economici di Salvini) fa anche i calcoli sugli assegni: "La maggior parte delle persone che potranno aderire a quota 100 nel triennio 2019-2020-2021 non vedrà l'ora di andare in pensione e l'impatto potrebbe essere difficilmente sostenibile -avverte Brambilla- mentre dal 2022 la maggior parte di quelli che andranno in pensione avranno la quota più rilevante della pensione calcolata col sistema contributivo (il 65% dell'assegno) e quindi avrà un abbattimento reale del 20% rispetto alla quota maturata ai 67 anni. Il che significa che ci ragioneranno un po' di più". Poi sempre Brambilla precisa come stanno davvero le cose con i calcoli che in queste settimane sono stati fatti dall'Upb. Il direttore di Itinerari Previdenziali rifiuta l'ipotesi di taglio del 30 per cento dell'assegno per chi va via con circa 5 anni di anticipo: "La somma delle rate versate fino a 96 anni con quota 100 ammonterebbe a 407.354 euro, mentre quella delle rate di pensione di vecchiaia sarebbe pari 342.688 euro. Ne risulta un vantaggio dell'anticipo del 18,9% e una convenienza nel 100% dei casi esaminati".