"In Repubblica-Stampa comanda sempre la Cir". Ma il futuro è un rebus

L'Ingegnere si è dimesso, presidenza al figlio. Le mosse di Elkann e quel 10% di capitale ex Fca

Un breve cda ha ieri confermato le anticipazioni: Carlo De Benedetti, dopo 35 anni, lascia il gruppo Espresso di cui era presidente. Manterrà la carica onorifica, mentre al suo posto arriva il secondogenito Marco, cooptato su proposta del fratello Rodolfo, consigliere in quota Cir, e nominato presidente seduta stante.

In un comunicato l'Ingegnere ha ringraziato tutti e ha spiegato che la tempistica non è casuale ma arriva alla conclusione «dell'operazione di integrazione tra Espresso e Itedi, che ho fortemente voluto». Fine delle note ufficiali. E inizio di tutto il resto, cioè della domanda che si fanno in tanti: che ne sarà del nuovo gruppo chiamato Gedi? Che nasce venerdì prossimo con il «closing» della fusione tra le società che controllano Repubblica-Espresso e Stampa-Secolo?

Sulla carta non succederà niente: la Cir dei De Benedetti ha il 43% del capitale mentre la Exor degli Agnelli e di John Elkann parte dal 4,2%. Marco De Benedetti, che ieri ha incontrato insieme con il papà le rappresentanze sindacali del gruppo, a Roma, ha detto loro che la scelta del nuovo presidente è nella continuità: c'è un socio di controllo che si chiama Cir al cui fianco si sono aggiunti soci di minoranza che hanno condiviso un progetto. Punto.

E la governance del gruppo è ancora più convincente: patto di sindacato che prevede presidente e ad di nomina Cir, con l'impegno di Exor a votare la lista del socio di maggioranza. Eppure la suggestione di un gruppo destinato a spostare il baricentro a Torino, soprattutto dopo l'uscita dell'Ingegnere, resta forte in tutti gli ambienti più informati e sensibili: dalla politica, alla finanza, alle redazioni dei giornali. Perché mai?

Un peso ce l'hanno i profili personali: da un lato Rodolfo e Marco De Benedetti mai realmente folgorati dall'editoria e dunque possibili futuri venditori; dall'altro Elkann, che invece folgorato lo è eccome, orgoglioso di incarnare in questa indole quella del nonno Gianni Agnelli. Che però sceglieva lui direttori, di Stampa e Corriere. Manca ancora qualcosa, dunque.

Sul lato editoriale, invece, tutto ruota intorno al difficile momento di Repubblica, dove comanda un direttore, Mario Calabresi, che arriva proprio dalla Stampa di Elkann, ma che sembra aver colpito più il portafoglio dell'Ingegnere, per il cattivo andamento del bilancio cartaceo, che il suo cuore di editore. A questo si è aggiunto il buon momento del Corriere della Sera, il concorrente che con Urbano Cairo ha ritrovato vitalità e prodotti e riconquistato saldamente il primo posto nelle vendite. Tra le novità targate Cairo la prossima sarà il lancio del dorso torinese del Corriere, entro metà settembre: un bel disturbo per la Stampa, proprio a casa sua.

Un primo segnale arriverà presto: con il closing di fine mese si vedrà che fine farà quel circa 10% di capitale Gedi che verrà assegnato agli azionisti Fca (come avvenne per Rcs): se Exor dovesse presto attingere da qui (sul mercato) per aumentare di molto la sua quota del 4,2%, la «suggestione» di cui sopra diventerà un po' meno tale.

Commenti

giusto1910

Sab, 24/06/2017 - 10:10

De Benedetti - Elkan fanno parte di una stessa lobby? Forse alle dipendenze di Mario Mieli?