Spunta l'intesa Usa-Cina per la riduzione dei dazi

Lo annuncia Pechino e Wall Street brinda. Uno snodo cruciale verso la pace, ma Trump tace

A dar retta al passo da primato di Wall Street sembra che sia la volta buona per un accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina capace di mettere la parola fine allo stillicidio di dazi che ha minato la crescita economica globale. A uscire allo scoperto è stata ieri Pechino, con il portavoce del ministero del Commercio ad annunciare come cosa ormai fatta l'intesa per ridurre in modo graduale le tariffe punitive in vigore. Un passaggio necessario per poter affrontare la cosiddetta Fase 1, la tappa intermedia che darà la misura delle reciproche concessioni su punti nodali ancora irrisolti come la proprietà intellettuale e la questione Huawei.

Gli scettici obiettano che la tattica dell'annuncio, spesso usata sul finire della settimana per orientare i mercati in senso positivo, mostra ormai la corda dopo mesi di risultati inconcludenti. A questo punto le chiacchiere dovrebbero stare a zero. Anche perché mancano due tasselli fondamentali per arrivare all'intesa: data e luogo dell'incontro tra Donald Trump e Xi Jinping. Da quando, una decina di giorni fa, è saltato a causa dei disordini interni in Cile il previsto vertice Apec di metà novembre, luogo designato per il rendez-vous Usa-Cina, le parti non hanno ancora trovato la quadra sulla sede della riunione. Destinata probabilmente a slittare a dicembre. Il tempo però stringe: il 15 dicembre dovrebbero entrare in vigore tasse supplementari su circa 156 miliardi di dollari di beni cinesi, tra cui smartphone, computer portatili e giocattoli. Per i consumatori americani, una mazzata proprio sotto Natale.

C'è tutto il tempo per valutare se le parole del ministero del Commercio cinese riflettano davvero una pace raggiunta con i rivali, o se siano state null'altro che una sorta di ballon d'essai per testare la risposta della Casa Bianca. Per ora, The Donald non ha commentato, preferendo concentrarsi ieri sulla Borsa americana (+0,8% a un'ora dalla chiusura) e celebrarne l'impeto rialzista: «Il mercato azionario è grande oggi (ieri, ndr). Un nuovo record. Fantastico!».

Meno fantastiche sono invece le performance dell'economia reale, impiombata dalla trade war. Se la manifattura Usa flirta con la recessione, parte dell'Europa sta scivolando verso una contrazione del Pil che fa apparire come ottimistiche le previsioni di ieri della Commissione Ue che, seppur riviste al ribasso rispetto a maggio, indicano ancora una crescita dell'1,1% quest'anno e dell'1,2% nel 2020.