Stangata fiscale della Bce sulle banche

La «tassa» per la vigilanza degli istituti Ue sale a 437 milioni. Troppe spese: +12%

Camilla Conti

Mentre attendono di conoscere l'Addendum con le nuove regole della Bce sugli accantonamenti a copertura dei nuovi crediti deteriorati che sarà pubblicato entro metà marzo, le banche europee devono staccare alla Vigilanza di Francoforte un assegno più corposo rispetto all'anno scorso. Il contributo di Vigilanza è, infatti, aumentato di oltre il 14% nel 2017 a 432 milioni dai 382 milioni pagati nel 2016. Il dato emerge dal bilancio annuale della Bce diffuso ieri dall'Eurotower.

Lo scorso 28 aprile la stessa Eutotower aveva stimato che per il 2017 i costi complessivi connessi all'attività di Vigilanza prudenziale sul sistema bancario sarebbero stati pari a 425 milioni, con un aumento di circa il 10% rispetto al 2016. Ma l'asticella alla fine è stata alzata ulteriormente.

«Tali contributi - si legge nel comunicato - sono richiesti per coprire le spese sostenute» dalla banca centrale «nell'assolvimento delle funzioni di vigilanza. L'aumento registrato nel 2017 è connesso in prevalenza ai lavori per l'analisi mirata dei modelli interni e all'incremento del personale della Vigilanza bancaria» guidata da Daniele Nouy. Guardando al bilancio 2017 della banca centrale spicca, infatti, l'aumento di oltre il 12% delle spese per il personale e delle altre spese amministrative oltre quota un miliardo. Nel dettaglio, quelle per il personale salgono a 535 milioni (467 milioni nel 2016) e le altre spese a 539 milioni (487 milioni nel 2016), queste ultime soprattutto a causa dell'incremento dei costi della Vigilanza.

La Bce ha comunque chiuso il bilancio con un utile netto in crescita a 1,27 miliardi (+82 milioni) principalmente per l'incremento degli interessi attivi netti percepiti sul portafoglio in dollari statunitensi e sul portafoglio del programma di acquisto di attività. Quest'ultimo è il nucleo del quantitative easing con l'acquisto di titoli che proseguirà almeno fino a settembre.

L'utile della Bce viene distribuito integralmente alle banche centrali. L'acconto sul dividendo, pari a 988 milioni, è stato pagato lo scorso 31 gennaio mentre l'utile residuo, pari a 287 milioni, sarà bonificato oggi. La Banca d'Italia ha ottenuto nel 2016 una cedola di 209 milioni dalla sua partecipazione al capitale Bce (189 milioni la cedola pagata sul bilancio 2015). Quest'anno, quindi, tra acconto e saldo via Nazionale dovrebbe incassare una cifra superiore ai 209 milioni.

Ieri da Francoforte sono stati inoltre diffusi i verbali della riunione di politica monetaria del 25 gennaio scorso: gli esponenti del consiglio della Banca centrale europea hanno ritenuto fosse prematuro modificare il messaggio di politica monetaria per segnalare una sua prossima normalizzazione, nonostante la crescente fiducia sulla risalita dell'inflazione verso il target della Bce. Nei resoconti è stata indicata la possibilità di un aggiustamento del messaggio nella prima parte di quest'anno, sottolineando la necessità di evitare brusche correzioni di rotta successive e di monitorare gli effetti dell'apprezzamento dell'euro. I membri del consiglio direttivo hanno, infatti, riconosciuto che un annuncio sul quantitative easing potrebbe arrivare «in uno dei prossimi meeting di politica monetaria». Comunque sia, si legge nei verbali, «sebbene ci siano ragioni per essere sempre più fiduciosi sull'outlook dell'inflazione, la pazienza e la persistenza riguardo alla politica monetaria sono ancora necessarie».