Il Tfr, l'assegno e le finestre: in pensione con "quota 100"

La buonuscita pagata subito fino a 30mila euro. Statali via dal 1° agosto. I calcoli sugli assegni col nuovo sistema

Il Consiglio dei Ministri di questa sera ha dato il via libera a Quota 100. Questo nuovo sistema previdenziale di fatto va a cambiare le modalità d'uscita dal mondo del lavoro e sostanzialmente abbatte l'età pensionabile portandola a 62 anni a patto che siano maturati già 32 anni di contributi. Su questo principio (62+38=100) si basa la nuova riforma previdenziale. La prima finestra disponibile per l'uscita anticipata per i privati a gli autonomi è fissata ad aprile. Per gli statali invece (a causa del turn over nella pubblica amministrazione), la finestra è prevista per l'1 agosto del 2019. Il Cdm del pomeriggio ha poi sciolto anche il nodo sul Tfr. Di fatto sia per gli statali che per i privati il pagamento sarà immediato ma solo per una tranche di 30mila euro. Il resto invece sarà pagato a rate. Per quanto riguarda le altre misure che regolano l'uscita dal lavoro è stata confermata l'opzione donna mentre il settore sicurezza, forze dell'ordine e miltari non rientrerà in quota 100 continuando a manternere le vie d'uscita dal lavoro già previste.

Un paletto importante fissato nella riforma quota 100 riguarda il divieto di cumulo di reddito. In sostanza chi va via prima con il nuovo sistema non potrà cumulare redditi a quello previdenziale fino al raggiungimento dei requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia. Sugli assegni erogati invece ci sono alcune novità. Il ministro degli Interni, Matteo Salvini ha sottolineato che "non ci saranno penalizzazioni e tagli per chi va via con quota 100". In realtà chi usa la nuova strada per andare in pensione ha versato meno contributi rispetto a chi invece va via col sistema Fornero. Inevitabilmente l'assegno incassato sarà più basso. È vero anche che lo stesso assegno sarà erogato per più tempo e dunque la perdita nel confronto complessiovo con chi va via col precedente sistema si riduce. L'Ufficio Parlamentare per il Bilancio aveva comunque stimato prima del varo del testo definitvo una riduzione che va dal 5 a 34 per cento. Bisognerà attendere i primi assegni per capire quanto si perde davvero...

Commenti
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wilegio

Ven, 18/01/2019 - 00:33

Sono 38 gli anni di contributi necessari, non 32! Imparate a scrivere, oppure assumete qualche correttore di bozze.

vale.1958

Ven, 18/01/2019 - 06:58

Non si perde nulla ..quello che ho versato prendo...e mi guadagno 5 anni di vita .Viva Salvini ed adesso prendiamoci l' Abruzzo!!

rosso52

Ven, 18/01/2019 - 07:51

E quindi, per essere precisi, non ritratta di TAGLI alla pensione, bensì si tratta di percepire la propria pensione in base ai contributi versati: non si può pretendere di avere una pensione di un importo uguale a quella di chi ha versato 5/6 anni in più di contributi. E' corretto , ed è stupido e fuorviante parlare di "tagli" alla pensione.