Tutte le svolte di Marchionne al volante Fiat

All'esordio aveva detto: "Torino ce la farà". Ha cambiato look e rivoluzionato il Lingotto

Dieci anni alla guida di Fiat, la cui ragione sociale di oggi (Fiat Chrysler Automobiles) era impensabile nel 2004 e in buona parte degli anni successivi. Sergio Marchionne, domani 1 giugno, taglierà il traguardo dei 3.650 giorni da ad del Lingotto, e 16 giorni dopo spegnerà invece la sua 62ª candelina. Il decennale, Marchionne, lo trascorrerà ovviamente al lavoro. In questo caso a Trento, ospite del Festival dell'economia, dove incrocerà anche il premier Matteo Renzi con il quale, tempo fa, ebbe un confronto piuttosto acceso a causa di una battuta su Firenze («male interpretata da un giornalista straniero», si giustificò) che aveva scatenato un putiferio. Chiarito il tutto, l'incidente si chiuse con una stretta di mano. Nel faccia a faccia di domani, invece, Renzi potrebbe chiedere a Marchionne delucidazioni e rassicurazioni sulla parte italiana del piano quinquennale del nuovo gruppo automobilistico. Tema, tra l'altro, che sarà successivamente toccato nel dibattito che accompagnerà la presentazione del libro «Made in Torino? Fiat Chrysler Automobiles» (edizioni Il Mulino), di Giorgio Barba Navaretti e Gianmarco Ottaviano, moderato dal direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano.

Era l'1 giugno 2004 quando, al Centro storico Fiat di Torino, nella stesse sale che pochi giorni prima avevano fatto da contorno alle esequie di Umberto Agnelli, Marchionne, in giacca e cravatta, si presentò alla stampa insieme al nuovo vertice del gruppo Fiat: il presidente Luca di Montezemolo e il vicepresidente John Elkann, all'epoca ventottenne. E le prime parole che Marchionne, allora quasi sconosciuto ai più, pronunciò quel giorno («Fiat ce la farà; il concetto di squadra è la base su cui creerò la nuova organizzazione; prometto che lavorerò duro, senza polemiche e interessi politici») hanno sì trovato un riscontro, ma sono andate anche oltre, visto quello che è successo. In proposito, c'è però da dire che davanti alle polemiche spesso Marchionne non si è tirato indietro.

Dal 2004 a oggi, comunque, Marchionne si è trasformato: via giacca e cravatta (salvo rarissime eccezioni) e divisa d'ordinanza all'insegna del nero (pullover prima con zip e poi girocollo, e pantaloni casual) con le variazioni della polo, sempre nera, a maniche lunghe o corte (anche brandizzata Ferrari) nella bella stagione. Marchionne ha così lanciato una moda, quella di presentarsi agli incontri in pullover, scimmiottata poi da altri. «È tutta questione di praticità - la spiegazione del top manager - visto che trascorro molto del mio tempo in volo». Ma è indubbio che Marchionne, con il suo look casual (qualche anno fa si è fatto crescere anche la barba) abbia voluto distinguersi, come del resto aveva fatto una delle sue icone, Steve Jobs, patron di Apple, noto per i suoi dolcevita rigorosamente neri. Al di là del risanamanto di Fiat, della scalata a Chrysler, ma anche delle delusioni vissute in questi anni, per esempio il mancato blitz su Opel, dal 2004 a oggi Marchionne ha collezionato ben nove lauree honoris causa, di cui tre in Italia e sei negli Usa. Nel 2012, la Detroit Free Press, che lo aveva appena eletto «Auto executive dell'anno», gli dedicò questo titolo sulla prima pagina: «Il generale senza paura».

Commenti

vincenzo

Sab, 31/05/2014 - 12:12

Il Generale senza paura e senza successo!

chicolatino

Sab, 31/05/2014 - 19:40

Vincenzo, mi sa che ti sei perso qualcosa....oppure molto piu' probabilmente non capisci nulla di numeri e situazioni patrimoniali e finanziarie come quelle relative alla fiat...