Winterkorn in bilico, le opzioni Mueller o Reitzle

Pronti all'inserimento ai vertici anche i rampolli delle famiglie Piëch e Porsche

La figuraccia rimediata dal gruppo Volkswagen ha dimensioni stratosferiche, e sul responsabile dell'azienda, il sessantottenne Martin Winterkorn, impegnato a scusarsi a 360 gradi per quello che è successo, crescono le pressioni affinché si faccia da parte. Sarebbe un segnale di vera svolta per il colosso di Wolfsburg e, se così fosse, il suo eventuale addio anticipato porrebbe anche fine ai veleni e alle polemiche seguite all'uscita di scena del suo ex capo, nonché grande azionista del gruppo, Ferdinand Piëch. Voci di dimissioni imminenti da parte di Winterkorn sono circolate per tutta la giornata di ieri, per poi essere definite «sciocchezze» dal quartier generale di Wolfsburg. In un videomessagio postato sul sito di Volkswagen, il top manager ha chiesto la fiducia per poter proseguire il suo mandato, appena prorogato al 2018. «Metteremo tutto sul tavolo - ha detto, visibilmente teso - il più velocemente possibile e in modo trasparente». «Sarebbe sbagliato - la nuova successiva ammissione - se il terribile errore di pochi compromettesse il lavoro onesto di 600mila persone. Sia chiaro: alla Volkswagen una manipolazione non dovrà accadere mai più».

Il suo destino, comunque, si giocherà tra oggi (riunione straordinaria del consiglio di sorveglianza) e venerdì, quando si terrà il board del gruppo.

Il suo successore sarebbe già pronto e corrisponderebbe al nome di Matthias Mueller, attuale ad di Porsche. Ma si parla anche di un esterno, un duro, Wolfgang Reitzle (ex Bmw), che Piëch aveva già proposto per il vertice anni fa. La nomina saltò a causa dei rapporti non idilliaci del manager con il sindacato Ig Metall.

L'opzione Mueller («un perfetto esecutore di ordini», dicono di lui) potrebbe comunque essere transitoria. Intenzione del gruppo, infatti, sarebbe quella di avviare una vera rivoluzione ai vertici, inserendo via via nei posti chiave di Volkswagen le ultime generazioni delle famiglie azioniste, i Piëch e i Porsche tra i 30 e 40 anni.

Ecco allora profilarsi un autentico cambio generazionale anche perché, sostengono alcuni osservatori, viene ritenuto inverosimile che soltanto Winterkorn e il manager alla guida del mercato americano, Michael Horn, fossero a conoscenza dei sotterfugi sui dati relativi alle emissioni diesel.

E chissà se l'eventuale addio di Winterkorn possa far riapparire in qualche modo a Wolfsburg il volto severo di Piëch. Oggi, domani e venerdì saranno i giorni della verità.