EGITTO A Palazzo Reale la bellezza ha i suoi trucchi

Un viaggio tra arte e cosmesi. La rassegna che sarà inaugurata domani è realizzata da Aboca Museum in collaborazione con il Museo egizio di Firenze

Seducente, aggraziata, misteriosa e saggia. Così era la donna egizia, perfetta incarnazione della corrispondenza tra equilibrio fisico e spirituale, che ha segnato la storia con la sua forte personalità di regina, sacerdotessa, moglie e madre e che ha tramandato ai posteri i segreti di un fascino immortale. A questa figura emblematica dell'antichità - e della contemporaneità, vista l'attualità e dei suoi insegnamenti - è dedicata la mostra dal titolo «La bellezza femminile nell'antico Egitto», a Palazzo Reale da domani, organizzata dal centro studi di Aboca Museum, in collaborazione con il Museo egizio di Firenze e l'Università di Pisa. L'esposizione è l'interessante percorso esplorativo di una femminilità basata sulla simbiosi armonica tra corpo e anima, espressa attraverso la cosmetica e l'arte. Nove sezioni guidano all'interno di questo itinerario fatto di profumi, polveri e unguenti e arricchito da preziosi reperti provenienti dal Museo egizio di Firenze. I primi tre ambienti ripropongono i procedimenti di realizzazione di essenze e creme e le pratiche della depilazione, pressoché quotidiana presso gli Egizi, e del tatuaggio, disegnato sulle gambe di ancelle, danzatrici e musiciste. La sala dedicata al trucco svela le modalità di un rito eseguito da uomini e donne, soprattutto sugli occhi, simboli del ciclo vitale della luce e delle tenebre, i cui contorni erano esaltati dal khol, polvere di galena nera, mescolata a resine e usata come rimedio contro le oftalmie. La cipria conferiva al volto un pallore lunare, simile all'alabastro, e l'ocra rossa era utilizzata per labbra e guance. Anche la cura dei capelli rivestiva la sua importanza nell'antico Egitto e si esprimeva con colorazioni di henné, parrucche, acconciature elaborate, coni di grasso posti sulla testa e che si scioglievano con il calore e con creme per combattere l'incanutimento, a base di «placenta di gatta e uovo dell'uccello-gabgu», come rivela il papiro di Erbers, del 1480 a.c. E proprio le formule contenute nei papiri hanno permesso ai ricercatori della casa d'erboristeria Aboca di Sansepolcro, in provincia di Arezzo, di riprodurre gli stessi cosmetici delle donne egizie, come oli per il corpo alla rosa e al galbano, la cui ricetta fu tramandata da Dioscoride, unguenti anti rughe e profumi. Le ultime due sezioni della mostra, infine, sono riservate all'alchimia e alle leggi della chimica, il cui maestro per eccellenza fu il mitico Thot-Ermete Trismegisto, e alle maschere funerarie. L'attenzione per la bellezza trovò infatti nell'imbalsamazione il suo culmine, il raggiungimento definitivo dell'eternità di fisico e anima.

La bellezza femminile nell'antico Egitto a Palazzo Reale fino al 9 aprile, ore 9.30-19.30 e il giovedì 9.30-22.30.