Enel, dieci anni dopo la privatizzazione rendimento in rosso

Gli aficionado che hanno giurato fedeltà a Enel e dalla privatizzazione del 1999 l'hanno conservata in portafoglio fino a oggi hanno ottenuto un rendimento medio annuo negativo dell'1,9 per cento. Il calcolo tiene conto di tutti i dividendi distribuiti, delle bonus share assegnate e del raggruppamento azionario del luglio 2001, in virtù del quale gli azionisti hanno ricevuto un titolo ogni due in portafoglio. Ad oggi, quando mancano appena cinque mesi allo scoccare dei dieci anni dal maxi-collocamento del 30% da parte del Tesoro, per un valore record di 16,6 miliardi, il bilancio dell'investitore, complice anche la crisi dell’ultimo anno, fa registrare un rosso complessivo del 18%, che si confronta con la flessione del 7% del Comit performance, l'unico indice azionario italiano che tiene conto del reinvestimento dei dividendi.
Enel ha debuttato alla Borsa di Milano il 2 novembre 1999, a un prezzo di Ipo di 4,3 euro (pari a circa 6,8 euro rettificati) e ieri il titolo ha chiuso a quota 3,75. Tuttavia, negli ultimi giorni di Borsa, il prezzo delle azioni ha risentito della quotazione separata, proprio a partire da ieri, dei diritti relativi all'aumento di capitale da 7,98 miliardi che si concluderà il 19 giugno. A prescindere dal prezzo del titolo, l'ex monopolista ha sempre ricompensato i propri azionisti con una cedola, circostanza che ha contribuito a rendere Enel uno dei titoli immancabili nel portafoglio del risparmiatore «cassettista» tipo, quello cioè che tende a investire con un approccio di medio-lungo termine, guardando attentamente al dividend yield, il rapporto dividendo-prezzo, che rende l'azione più appetibile quanto più è elevato. Non a caso ad oggi Enel è la società italiana con il maggior numero di piccoli azionisti: se ne contano 1,3 milioni, con in mano oltre il 30% del capitale. Tutti, nel 2000 e nel 2001 - anni in cui si tiene conto del raggruppamento azionario -, hanno ricevuto sotto forma di dividendo rispettivamente 24 e 26 centesimi, saliti a 36 nel 2002, 2003 e 2004. Dal novembre 2004, Enel ha cominciato a pagare una cedola di acconto, con saldo nel giugno dell'anno successivo, per un dividendo totale che nel 2005 ha raggiunto i 69 centesimi, nel 2006 i 63, mentre nel 2007, 2008 e 2009 è rimasto invariato a 49 centesimi, suddivisi in un acconto di 20 a novembre e in un saldo di 29 a giugno. Quest'anno, il saldo sarà messo in pagamento dal 25 giugno, previo stacco della cedola il 22. Dunque anche per il 2009, e con riferimento all'esercizio precedente, la società guidata dall'amministratore delegato Fulvio Conti, ha confermato il dividendo, sebbene qualcuno avesse ipotizzato un dimagrimento della cedola legato all'aumento di capitale.
Tale operazione, la prima in assoluto per Enel in questi 10 anni, è finalizzata al rafforzamento della struttura patrimoniale, su cui ha pesato la recente acquisizione da Acciona del 25% di Endesa, e al connesso mantenimento dei rating sul merito di credito. Il prezzo unitario di sottoscrizione delle nuove azioni è stato fissato in 2,48 euro, mentre il rapporto di assegnazione in opzione in 13 nuovi titoli ogni 25, con negoziazione dei diritti fino al 12 giugno. In un recente report, gli analisti di Banca Akros sottolineano come, considerando il prezzo scevro del diritto, il dividend yield di Enel salga all'8,1%, tra i più alti di Piazza Affari: alla luce delle attuali quotazioni Enel, sembra in prospettiva un ottimo affare. A opinione degli esperti di Akros, l'aumento di capitale, che tra l'altro potrebbe sancire l'ingresso nel capitale di investitori libici, è destinato a incontrare un'adesione totale.
Il Tesoro, dopo l'Ipo del 1999, è man mano sceso nel capitale di Enel fino al 21,1%, grazie al successivo collocamento, nell'ottobre del 2003, di un ulteriore 6,6% presso investitori istituzionali, alla cessione, nel dicembre dello stesso anno, alla Cdp di una quota del 10%, e grazie a due ulteriori tranche, rispettivamente del 18,86% nell'ottobre 2004 e del 9,35% nel luglio 2005. I risparmiatori che hanno acquistato i titoli in Ipo o nelle successive Offerte pubbliche di vendita (Opv) dell'ottobre 2004 e del luglio 2005 e li hanno mantenuti in portafoglio per un anno hanno ricevuto bonus share del 5%. In 10 anni la privatizzazione del gruppo elettrico ha portato nelle casse statali 33,4 miliardi, che salgono a 49 se si tiene conto dei dividendi distribuiti e a 62,2 considerando le imposte dirette pagate da Enel. Meno 1,6 miliardi per sottoscrivere l’aumento di capitale: ma il saldo resta più che positivo