«Entro il 2050 il loro numero raddoppierà»

I clandestini? È verosimile che siano il 10 per cento

Continueranno ad arrivare, e continueranno a fare sempre più figli di noi: ma non ci sarà mai un giorno in cui gli stranieri saranno più degli italiani. A spiegarlo sono i ricercatori che per conto della Caritas hanno stilato il Rapporto sull’immigrazione. Al numero degli stranieri regolari che si trovano nella nostra regione (ma il dato è abbastanza omogeneo anche nel resto del paese) va indubbiamente aggiunta una quota di irregolari che si aggira verosimilmente intorno al 10 per cento. Ma anche considerano questa quota il «sorpasso» non è destinato a realizzarsi mai.
La percentuale di immigrati si alza costantemente da quasi vent’anni. Fin dove arriverà?
«Le proiezioni attuali - risponde Antonio Ricci - dicono che nel 2050 arriveremo al 18 per cento, che è più del doppio del 7,5 attuale. Raggiungeremo cioè una percentuale paragonabile a quella che già oggi hanno in Svizzera o negli Usa. Ma la curva si fermerà lì. Certo, aumenterà il numero degli italiani di origine straniera, la seconda e terza generazione, ormai con diritto pieno alla cittadinanza e con una contaminazione profonda della loro cultura da parte della cultura italiana».
I dati delle forze dell’ordine dicono che per ogni dieci stranieri presenti legalmente in Italia ce n’è uno clandestino. Lo considerate un dato attendibile?
«Personalmente - risponde Meri Salati, che ha curato la parte milanese della ricerca - non ho a disposizione elementi per quantificare un dato, quello della clandestinità, che per sua natura sfugge a valutazioni precise. Però il dato che ipotizza una percentuale del 10 per cento è considerato in genere attendibile. Bisogna tenere presente che il nostro rapporto è basato sui dati contenuti in altre banche dati, in particolare su quelle dell’anagrafe. Dati più dettagliati potremo averli tra qualche anno, quando saranno disponibili i risultati del censimento in corso che dovrebbero comprendere anche la popolazione irregolare: ammesso che rispondano alle domande».
La ricerca racconta che gli stranieri perdono il lavoro più difficilmente degli italiani. Questo può divenire un elemento di tensione?
«Gli stranieri perdono meno il lavoro perchè vengono a colmare buchi nella disponibilità di manodopera in determinati settore. Non a caso i dati governativi ipotizzano che il flusso di stranieri richiesto dal mercato del lavoro in Italia si attesti per i prossimi 5 anni sui centomila all’anno, e passi ai 250mila all’anno per il periodo 2016-2021. Il problema potrebbe diventare piuttosto quello di non riuscire a colmare questi livelli, anche perchè paesi attualmente di emigrazione, come la Cina, sono destinati a diventare in breve paesi di immigrazione».