«A est del fiume Lambro» il lavoro finisce in tragedia

Storie di fabbrica vere e verosimili per denunciare le morti bianche

Emilio Russo, direttore artistico del Filodrammatici - Teatro stabile e di innovazione, riporta a Sesto gli uomini della Breda, della Falck e della Marelli. La sua pièce A Est del fiume Lambro torna allo spazio Mil, per la regia di Marco Balbi: storie di operai vere e verosimili per raccontare e denunciare le troppe morti sul lavoro, quasi 5.300 in tre anni, più dei soldati nella guerra del Golfo.
Russo, in principio furono Breda, Falck e Marelli. Oggi che cosa c'è ad Est del fiume Lambro?
«Una città che rinasce, che rivive. C'è uno spazio per fare teatro, quindi, un luogo della memoria. Questa pièce salda il suo debito con quel passato, riportando «a casa» le storie di chi lavorò, sudò e soffrì in quelle fabbriche. Per farne un esempio per tutti».
Vere o verosimili, le storie che si raccontano sono tutte emblematiche.
«C’è l'operaia che preferì licenziarsi e andare a chiedere l'elemosina pur di salvarsi dall'ingranaggio micidiale della fabbrica. E ci sono storie di morte sul lavoro. Ognuna serve a capire la classe operaia di allora e, spero, a svegliare le coscienze di quella di oggi: non si può più definire la morte sul lavoro come “bianca”, come se non fosse colpa di nessuno o solo di una distrazione del destino. Il dibattito che segue ad ogni incidente verte sempre più sulla sicurezza e molto meno sulla ricerca delle responsabilità».
Gli ultimi tristi episodi di cronaca devono avervi fornito non poco materiale.
«Purtroppo. All'inizio della rappresentazione facciamo una formale dedica alle vittime dei casi più recenti. Questo lavoro prosegue gli intenti di I segreti di Milano. Tentiamo di raccontare la Spoon River della ex Stalingrado d'Italia».
Trovare un lavoro in fabbrica per molti fu un'occasione, però.
«Indubbiamente. Ma occorrevano diverse tutele sia per chi lavorava all'interno, sia per chi viveva in queste zone completamente votate all'industria».
I suoi attori, probabilmente, non furono mai operai: come si sono calati nei loro panni. C'è rischio di divenire retorici.
«Ci siamo accostati a questa materia con rispetto, senza tentazioni agiografiche né sterili smitizzazioni. L'approccio è stato talvolta romantico, talvolta crudo».
Una storia che l'ha emozionata?
«Quella di operai ed ingegneri della Breda che nel Dopoguerra, dovendo abbandonare la produzione “bellica”, grazie al loro know how - si direbbe oggi - riuscirono a costruire un aereo passeggeri, il Breda Zapata (Bz 308), produzione poi bloccata dagli americani che invece dovevano “imporre” il loro Airbus Constellation. Furono tutti licenziati».
A Est del fiume Lambro
Fino al 14 giugno
Spazio Mil
Info: 02-36592544