"Gli estremisti trovano sempre qualcuno più estremista di loro"

Il ministro del Welfare Sacconi sul sindacalista aggredito:
"Solidarietà doverosa, ma l’opposizione sta alimentando conflitti
sperando di avvantaggiarsene. Così si allontanano dalla gente"

Ministro Maurizio Sacconi, il leader delle tute blu della Cgil buttato giù dal palco dai militanti di un’organizzazione che è ancora più a sinistra della Fiom. È il segno dei tempi?
«Se è doveroso essere solidali con Rinaldini e condannare ogni forma di violenza politica è giusto ricordare quello che diceva Pietro Nenni agli estremisti».
E cosa gli diceva?
«Che c’è sempre uno puro più puro che ti epura».
A contestare il leader della Fiom è stata una sigla minoritaria. Però la manifestazione di Torino era unitaria e l’allarme dei lavoratori Fiat è reale.
«La loro preoccupazione è la nostra, ma lo scopo di queste mobilitazioni deve essere quello di concorrere a costruire il futuro dell’auto italiana, valorizzando tutte le nostre capacità».
Loro temono la chiusura degli stabilimenti italiani...
«I lavoratori della Fiat sanno che la grande insicurezza è quella che stanno vivendo ora. E che la realizzazione di un grande gruppo globale è l’unica speranza per consolidare e dare un futuro ai siti produttivi italiani».
Il governo cosa fa per cercare di trattenere la Fiat?
«Noi stiamo lavorando per tutelare le obiettive capacità dei nostri siti produttivi. Il collega Scajola in primo luogo e io stesso, stiamo seguendo passo a passo il lavoro di Marchionne e siamo intenzionati a realizzare presto un confronto per cercare una soluzione per tutti i nostri siti produttivi».
Pensa che alla fine chiuderà uno stabilimento italiano?
«Tutti i siti produttivi, a partire da quelli del Mezzogiorno, meritano di essere difesi. E noi legittimamente condizioniamo ogni forma di sostegno al mercato dell’auto alla loro continuità, al futuro dei posti di lavoro».
Pensa che la crisi economica sia alle spalle?
«Alle spalle c’è il peggio del peggio. Quello che abbiamo temuto è anche il collasso del sistema finanziario globale. Di fronte a noi c’è un percorso di crescita fatto di incertezze, ma che ormai è segnato da molti sintomi positivi. Per questo noi dobbiamo continuare a sostenere la base produttiva e occupazionale. Più tarda la ripresa della domanda, più diventa difficile la sopravvivenza per le imprese e i loro occupati».
Come la sosterrete?
«Bisogna continuare. Ci siamo dedicati a tre parametri, quello della stabilità, della liquidità e della occupabilità».
Concretamente?
«Bisogna continuare a sostenere il rapporto tra le imprese, soprattutto quelle medio piccole, e il sistema creditizio. Pronti a ricapitalizzare le aziende di credito se necessario e capaci di vigilare attraverso le prefetture sui comportamenti degli intermediari creditizi. Continuando anche ad alimentare i consorzi e le cooperative di garanzia».
E l’occupazione?
«Con gli strumenti dell’intesa con le Regioni sugli ammortizzatori e le risorse messe a disposizione incoraggiamo la sopravvivenza dei rapporti di lavoro, in modo che le imprese siano in grado di ripartire e le persone non perdano le competenze».
Lei pensa che le famiglie sentiranno ancora la crisi?
«Come ha osservato De Rita, l’Italia ha rivelato una capacità di coesione sociale molto superiore a quella di altri Paesi. Gli italiani per fortuna non hanno perso la testa, non hanno cercato i presunti untori e non hanno innescato situazioni conflittuali a catena».
Quindi in un certo modo è anche merito dei sindacati?
«Del comportamento responsabile delle principali organizzazioni sindacali come Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Cisal, che hanno mantenuto capacita di dialogo».
Non pensa sia nel Dna della politica e del sindacato un po’ di conflitto?
«Ora c’è una accresciuta propensione alla collaborazione tra diversi soggetti sociali. Per questo abbiamo investito sulla coesione. Chi invece, come l’opposizione politica, ha cercato di stimolare i conflitti si è allontanata dal popolo».
Lei pensa che gli italiani vogliano comunque la collaborazione tra lavoratori e imprese, sindacati e governo...
«È nel senso comune del popolo questa vocazione alla coesione. Sono solo le borghesie viziose e viziate che cercano di trarre vantaggio dal conflitto. Sono borghesie parassitarie e autoreferenziali, che lucrano sull’instabilità. Sono destinati a perdere, perché sono incapaci di raccogliere consenso».
E la maggioranza continuerà a raccogliere questo consenso?
«Il Popolo della libertà è il più grande partito dei lavoratori dipendenti. E questa crisi ci ha insegnato che ormai tutti i lavoratori, sia dipendenti sia indipendenti, conoscono il rischio di impresa nella sua accezione, sanno che si può tradurre in un fallimento, in regresso o nella perdita del posto di lavoro. Dopo la crisi questi lavoratori dipendenti dovranno conoscere anche gli aspetti positivi dei rischi. E partecipare per una quota equa agli utili d’impresa».
A questo puntano alcuni sindacati, in particolare la Cisl...
«Il prossimo congresso della Cisl sarà l’occasione per sottolineare come il sindacato riformista e cooperativo si sia conquistato, grazie al suo comportamento nella crisi, il diritto ad una regolazione di favore per la democrazia economica».