Expo a Milano, l’avventura si ripete dopo un secolo

Raccolti in un libro storia e immagini dell’esposizione del 1906 che permise di costruire il valico del Sempione e l’Acquario

I numeri, nel caso delle Esposizioni Internazionali, dicono molto, oggi come allora. Prendete quella di cento anni fa, datata Milano 1906: furono costruiti duecento edifici, fu realizzato il valico del Sempione, fu restaurato il Castello e costruito il bell'Acquario civico. Oltre sette milioni e mezzo i visitatori in una Milano rimessa a nuovo che non aveva trascurato nessun dettaglio per mettere in mostra il suo volto migliore.
Un secolo prima della sfida per l'Expo 2015 la nostra città si era rimboccata le maniche, approfittando della vetrina internazionale per realizzare opere avveniristiche, come una ferrovia sopraelevata che collegava le due sezioni della fiera. Oggi la Camera di commercio con la collaborazione del Centro per la cultura d'impresa ha raccolto testi, documenti, immagini e fotografie della grande avventura dell'Esposizione Internazionale di un secolo addietro. In una città che allora contava più o meno la metà degli abitanti di oggi, fu importante la concertazione delle istituzioni (Comune e Camera di commercio), ma ancora di più la partecipazione e l'entusiasmo dei milanesi: il tutto è confluito nel bel libretto di una trentina di pagine «Milano verso l'Europa. L'Esposizione Internazionale di Milano del 1906», raffinata edizione dei Libri Scheiwiller. Un volume realizzato per riflettere su un'avventura intrapresa dalla città un secolo fa e che in futuro potrebbe replicarsi. «Un segno di continuità nel tempo che ancora oggi rappresenta l'elemento di forza su cui costruire la competitività in una realtà diversa come quella attuale sempre più globale, innovativa e dinamica», ha commentato Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio, alla presentazione del volume.
E allora sfogliamolo insieme, questo agile libretto che racchiude tante curiosità tra cui spicca la storia della costruzione del valico del Sempione, che favorì gli scambi commerciali tra Milano l'Europa centrale e che, in ritardo rispetto alla data iniziale dell'Esposizione, fece rinviare la fiera dal 1904 al 1906. Non fu questa la sola «grande opera»: si è detto della ferrovia sopraelevata che collegava le diverse mostre della fiera, del restauro del Castello e della costruzione dell'Acquario. Ma oltre ad avveniristici e originali padiglioni nazionali con i quali ogni Paese partecipante si presentava ai visitatori, l'aspetto più interessante è nella scelta della sede dell'Esposizione. Là dove c'erano vecchi orti, in piazza d'Armi, prese corpo l'Esposizione Internazionale: mentre in passato manifestazioni di questo genere erano ospitate nei giardini di Porta Venezia, con l'Esposizione del 1906 l'area della piazza vicino al Castello venne usata a fini fieristici e influenzerà, meno di vent'anni dopo, la nascita del quartiere Fiera Milano.
Nulla fu lasciato al caso e ci si industriò non poco per coprire gli oltre 13 milioni di lire necessari per realizzare tutti i lavori: diede buoni frutti, ad esempio, una lotteria ad hoc, con biglietti in vendita a 2 lire ciascuno e primo premio milionario. Gli organizzatori commissionarono anche il logo e i manifesti ufficiali: uno di questi, forse il più bello, è firmato da Leopoldo Metlicovitz e riporta un Mercurio alato e una figura femminile seduti su una locomotiva che sta uscendo dal tunnel del Sempione: entrambi scrutano la Pianura Padana in lontananza e il Duomo. E se il marketing come lo intendiamo oggi nel 1906 ancora non esisteva, l'Esposizione si chiuse comunque con un notevole colpo ad effetto: l'ultimo giorno, nel mezzo della piazza della fiera, si alzò un pallone aerostatico con due persone che, dall'altezza di 6mila e 800 metri, fotografarono dall'alto, per la prima volta, le Alpi.