IL FANTASMA DEL MUSEO È «tornata» la contessa Lydia

Appassionata di esoterismo e scomparsa nel ’45, dopo mezzo secolo sarebbe all’improvviso riapparsa nelle stanze di casa sua, in via Sant’Andrea 6

Nobildonna. Appassionata lettrice di volumi di spiritismo e di esoterismo. Organizzatrice di esclusive serate in compagnia di una sfera di cristallo, in un salottino dorato della sua casa milanese, per evocare chissà quali misteriose presenze e predire il futuro ai nipoti. Con queste credenziali, pareva inevitabile che la contessa Lydia Caprara Attendolo Bolognini, una volta deceduta, si trasformasse in un fantasma. E che tornasse ad abitare, dando discreto disturbo ai suoi «vicini», la sua splendida casa di via Sant'Andrea 6 a Milano, donata al Comune alla sua morte nel 1945 e da 1963 divenuta Museo di storia contemporanea. Ama manifestarsi nelle quiete notti del centro storico milanese, aggirarsi nelle numerose stanze dei suoi palazzi di via Sant'Andrea e via Bagutta 24, immerse in quelle ore in un silenzio di tomba, nel cuore di quello che oggi è il quadrilatero della moda e che fino a mezzo secolo fa era ancora il presidio dei milanesi di razza, delle antiche famiglie nobili, degli intellettuali bohémien, del maestro Toscanini. La contessa si agita. Sposta i mobili originali del suo appartamento al primo piano del museo: cassapanche, sedie imbottite, porcellane, quadri, rari reperti egizi che le rammentano la nascita, nel 1876, e l'infanzia ad Alessandria d'Egitto. A volte fa così tanto rumore che «sembra abbia ospiti». Di lei, i testimoni affermano di vedere l'ombra, di sentire correnti fredde attraversare le stanze o un improvviso calore emanare dai mobili, porte sbattere, finestre ermeticamente chiuse aprirsi. Si fa sentire, la contessa Lydia, soprattutto quando la gestione del palazzo la turba. Che si tratti di ristrutturazioni, di tinteggiatura delle pareti, di acquisizione di mobili o quadri o semplicemente di una festa in suo onore, non manca mai di dire la sua.
«La prima volta che mi hanno parlato di queste manifestazioni - ci racconta Roberto Guerri, direttore delle Civiche raccolte storiche di Milano - è stato quando abbiamo preso il Museo e rivisto l'allestimento, nel 1994. Due ragazze delle pulizie sentirono poco prima delle sette del mattino una nitida voce femminile che chiedeva "Chi siete? Cosa fate in casa mia? Cosa volete?". Non ci feci caso. Ma cambiammo il personale e anche i nuovi venuti vedevano un'ombra, di mattina presto e a museo chiuso, dirigersi dalle stanze dell'appartamento "ricostruito" della Contessa agli uffici. Quando la inseguivano e aprivano le porte, non c'era nessuno. Alla fine degli anni Novanta di nuovo la contessa si fece sentire, per dirci "Adesso avete sistemato la mia casa"».
Di nobili origini bolognesi, dei Caprara di Montalba, Lydia sposò a soli sedici anni, nel 1892, il conte Gian Giacomo Morando de Rizzoni, imparentato coi Litta e nipote della più rinomata amante di Umberto I, la «bella Bolognini», di cui, nel più famoso quadro che la ritrae, Lydia indossa la lunghissima collana di perle. La coppia risiederà a Milano, nel palazzo di famiglia di via Sant'Andrea e presso il grandioso castello di Sant'Angelo Lodigiano, feudo degli Attendolo Bolognini dal 1452 e oggi sede della Fondazione che Lydia volle intitolare al marito. I curatori del Museo hanno negli ultimi dieci anni riportato nel palazzo gli arredi originali restaurati e la quadreria sei-settecentesca dei Bolognini, in modo da rendere l'idea di quel che doveva essere casa Morando.
E così la contessa ha potuto sentirsi di nuovo a casa ed è tornata ad abitare le sue stanze: «Gli episodi più eclatanti sono avvenuti durante la ristrutturazione del 2003» continua Guerri. «Il corpo di guardia al pianterreno del Museo passava notti molto agitate. Sentiva che di sopra venivano spostati i mobili. Staccavano l'allarme per controllare: tutto era a posto. Quando decisi di riverniciare la Pinacoteca in un colore violetto, ricominciarono le turbolenze. Dovetti cambiare il colore "sgradito" e la contessa si quietò. I custodi erano arrivati a portare lumi e croci, la notte, per difendersi dal fantasma, e volevano organizzare una veglia la notte del suo compleanno per evocarla e parlarle».
Oggi, che il Museo è come nuovo e si attende che diventi la «Casa della Storia» di tutti i milanesi, la contessa che dice? «L'ultimo episodio misterioso è accaduto l'estate scorsa - ci racconta Beatrice De Angelis, una delle custodi -. Abbiamo passato le mani insieme a una collega sul tavolino ricoperto di velluto rosso che si trova nell'appartamento. E un forte calore è salito dal velluto. Non credo ai fantasmi. Ma quel tavolino ha qualcosa di strano». Forse Lydia cerca di evocare qualcuno che le riporti la sua sfera di cristallo, oggi a Monaco di Baviera nelle mani degli eredi Von Wesendonk, o i suoi libri esoterici, custoditi alla Biblioteca Trivulziana del Castello Sforzesco. Troppo lontano perché una nobildonna sola, di notte, vi si possa avventurare.