Come farsi la luce in casa e rivenderla all’Enel

Fra soldi incassati e risparmiati, il guadagno sulla bolletta sarà moltiplicato per quattro. In Germania il settore dà lavoro a oltre diecimila persone

Paolo Giovanelli

da Milano

Pagare l’elettricità un euro, ma venderla a quattro. Il sole potrebbe diventare un affare per la famiglie italiane con il progetto del governo che incentiva l’energia fotovoltaica. Fino ad oggi, infatti, gli aiuti venivano dati sotto forma di finanziamento per gli impianti, ma con il nuovo decreto che potrebbe già essere approvato dal prossimo Consiglio dei ministri, o che al massimo sarà varato dopo le ferie, gli incentivi arriveranno con l’elettricità prodotta.
Quella dei pannelli fotovoltaici, almeno per ora, è una tecnologia costosa, ma adatta a essere installata anche in piccole unità soprattutto sui tetti o sulle facciate degli edifici, praticamente senza impatto ambientale. Per gli impianti fino a 20 kilowatt (quelli che possono essere cioè installati dalle famiglie o da piccoli condomìni) il nuovo provvedimento prevede che i consumatori continuino ad avere la possibilità di acquistare energia dalle rete elettrica (di notte i pannelli solari ovviamente non funzionano), ma anche di vendere alla rete la loro produzione in eccesso: se a mezzogiorno tutti sono fuori casa (e quindi i consumi sono vicini a zero) e i pannelli producono al massimo, la rete ritira l’elettricità prodotta che viene registrata su un contatore. A fine anno si fa un conguaglio: l’energia acquistata dalla rete costa mediamente 15 centesimi al kilowatt, comprese le tasse; su quella venduta il decreto del governo prevede un incentivo di 45 centesimi (più il prezzo pagato dalla rete), senza contare che se si consuma quando i pannelli fotovoltaici producono, non si paga niente. In altri termini, ai 45 centesimi incassati si sommano i 15 centesimi risparmiati.
Ma allora, se uno ha delle serre o un capannone, perchè non riempire tutta la superficie di pannelli solari e non farne un’attività? È possibile, ma con una precisazione: sopra i 20 Kw diventa attività produttiva e per la vendita è necessaria la partita Iva. Gli incentivi, tutto sommato, sono praticamente uguali a quelli dati per chi ha impianti sotto i venti kilowatt di potenza.
C’è però un «piccolo» problema: un impianto fotovoltaico da un kilowatt (e che copre circa dieci metri quadrati) costa sei-settemila euro e produce mediamente 1.100 kilowatt all’anno. Se non ci fossero gli incentivi non sarebbe assolutamente conveniente. E non a caso il ministro Claudio Scajola ne ha fatto una battaglia personale all’ultimo incontro della Conferenza Stato-Regioni: l’obiettivo è arrivare a installare 100mila kw entro il 2012 (in vent’anni, fino a oggi, ne sono stati installati meno di 25mila), altri 200mila potrebbero essere finanziati nei prossimi anni. Ma qui devono entrare in gioco i produttori: il settore fotovoltaico in Germania dà lavoro a 10mila addetti, in Italia di fatto non esiste. L’Anie, l’Associazione dei produttori di apparecchiature elettriche, ha spinto per incentivi che creassero un mercato: ora sarà interessante vedere se le imprese investiranno, soprattutto nella ricerca. E Angelo Airaghi, dell’Anie, ricorda che proprio in Germania sono state le imprese energetiche locali a dare il via allo sviluppo del settore, acquistando l’elettricità prodotta in sovrappiù dalle famiglie.