Fastweb e quei dividendi di Scaglia

Sabato mattina Silvio Scaglia, presentando un nuovo servizio Fastweb, si è lasciato sfuggire: «Potremmo anticipare il dividendo, se la società resterà public company». I mercati erano chiusi, ma non le orecchie dei giornalisti che seguivano la presentazione. Vedremo questa mattina, alla riapertura dei mercati, quali risposte il management della società darà alle inevitabili richieste della Consob. Quando verrà anticipato? Al 2007? E all’epoca Scaglia sarà ancora in azienda? Che numeri ha a disposizione per anticipare questa previsione di cui il mercato non è ancora a conoscenza?
Non si tratta di un inedito. Sole poche settimane fa l’autorità di Borsa aveva chiesto alla società di tlc spiegazioni riguardo i movimenti di mercato e le indiscrezioni che vedevano Scaglia in uscita dalla creatura inventata con Francesco Micheli. Dopo un tira e molla tra sussurri e indiscrezioni, l’ex consulente Mc Kinsey disse che si trattava, per il momento, solo di un trasferimento delle sue azioni in una scatola lussemburghese. Un modo come un altro per avere un trattamento fiscale agevolato nell’imminenza di una cessione che porterà alla luce ricche plusvalenze. Vendita, come ha sottolineato più volte Scaglia, che al momento non è stata ancora perfezionata. Anche se la società ad hoc costituita con la moglie, la Sms Finance sa con un capitale di poche migliaia di euro, era stata creata con un buon anticipo: a luglio.
Insomma è da un po’ che il progetto di uscita era in corso. E soprattutto erano passati solo tre mesi dall’incasso monstre che proprio Fastweb aveva fatto con un aumento di capitale da 800 milioni di euro. L’impressione è che Scaglia giochi, se ci si passa il termine, a fare il Micheli. Ma ci sono un po’ di Montedison di mezzo tra l’uno e l’altro.
Peccato per una società che ha ancora delle ottime carte da giocare. E per i suoi azionisti fondi e risparmiatori che, sottoscrivendo l’aumento di capitale, hanno dimostrato di crederci. E deve essere una sofferenza anche per un ottimo manager come Stefano Parisi, che la guida operativamente. E che ogni giorno più che al Lussemburgo guarda alla realizzazione del business plan. 800 milioni cambiano un uomo, ma non bastano evidentemente a farne un finanziere sofisticato.