Il Fatto al Papa: vendi i tuoi averi e dalli ai poveri Solito tentativo della sinistra di "usare" la Chiesa

Vignetta satirica sul <em>Misfatto</em>, allegato del <em>Fatto</em>, che sfida il Papa a vendere tutti i suoi avere per darli ai poveri. Ma è il solito dentativo dell'intellighenzia di sinistra di tirare per la giacchetta gli inegnamenti della Chiesa. Così come fa con l'accoglienza indiscriminata agli immigrati...

Milano - C'è sempre un'insana voglia di tirare il papa per la giacchetta. Uno strano piglio, tutto di sinistra, di plasmare i discorsi e gli insegnamenti di Santa Romana Chiesa e di usarli per farsi scudo a seconda dell'occorrenza. Gli esempi sono molteplici. Dall'accoglienza (fuori misura e fuori dalle regole) degli immigrati che dalle coste del Nord Africa arrivano in Italia al totale assoggettamento da parte delle amministrazioni comunali alle comunità nomadi irregolari: salvo poi chiudere le orecchie quando, invece, gli appelli della Santa Sede sono indirizzati alla tutela della famiglia e della vita in tutte le sue declinazioni. Perché, si sa, i valori non negoziabili non piacciono alla sinistra che vorrebbe invece trasformare il Vaticano in una ong.

L'ultimo attacco a papa Benedetto XVI arriva dal Misfatto, inserto satirico del Fatto Quotidiano, che in una vignetta di Stefano Disegni ironizza sulle parole pronunciate dal Santo Padre in difesa dei poveri di tutto il mondo. L'ironia è facile e ovvia: il Vaticano è ricco (otto per mille, le agevolazioni fiscali, lo Ior e gli immobili) e deve vendere tutto quanto e dare il ricavato per sconfiggere la fame nel mondo. Secondo un fedele che si presenta dal Pontefice (preso dalla ricerca delle sue scarpettae rubrae) per ricordargli che "la missione della Chiesa è quella di risolvere il dramma mondiale della fame e della povertà". Benedetto XVI si scoccia, caccia lo scocciatore e ai suoi dice: "Fatemi un favore, dite a quelli che mi scrivono i discorsi di non esagerare. Altrimenti la gente ci crede e viene a rompermi i c...". Insomma, per il Misfatto, il Papa sarebbe favorevole a risolvere il problema della fame "soltanto a parole".

Lontani dal voler fare una lezione di teologia fu lo stesso Gesù Cristo a ricordare a un Giuda, esterrefatto dinnanzi allo spreco di un unguento costoso, che la Chiesa non è una ong. "Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?", gli aveva chiesto l'apostolo che poi lo avrebbe tradito. "Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura - aveva risposto Gesù - i poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me". Allo stesso modo fa una certa intellighenzia di sinistra che vorrebbe la Chiesa dalla sua parte quando si tratta di accoglienza senza se e senza ma di tutti i clandestini, mentre che chiudono le orecchie quando si parla di "valori non negoziabili". Succede quotidianamente, quando il governo respinge i nordafricani che affaollano le spiagge di Lampedusa. E' successo per cinque anni dalla cattedra ambrosiana quando il cardinale Dionigi Tettamanzi puntava il dito contro certe scelte della giunta Moratti. E succede - al contrario - contro il futuro cardinale di Milano, Angelo Scola, che è inviso a una certa sinistra cattocomunista.

Resta, comunque, il fatto che il compito della Chiesa non è risolvere il problema della fame del mondo né, tantomeno, regolamentare gli ingressi degli immigrati in Italia. Il compito del Papa, in quanto diretto successore di San Pietro, è quello di testimoniare la risurrezione di Cristo. Tutto il resto sono solo meschini trucchi di certa sinistra di tirare per la giacchetta l'insegnamento evangelico.