Ferrante: «Scuola islamica come quella cattolica»

«Aprire un istituto per musulmani? Se divento sindaco, dirò sì e gli troverò anche uno stabile»

Gianandrea Zagato

Da prefetto avrebbe dovuto far chiudere la scuola islamica di via Quaranta, ma Bruno Ferrante non mosse un dito. Anzi, l’ex inquilino della Prefettura diede voce al responsabile di quella scuola illegittima e illegale. Lo raccontano le cronache, che testimoniano pure come il suo intervento per ristabilire la legalità violata avvenne solo e solo dopo l’aut aut imposto dal ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti. Altrimenti? Be’, ci sarebbe ancora quella scuola clandestina, dove cinquecento e passa bambini erano costretti da anni in un ghetto culturale e non godevano di contenuti e modelli educativi all’altezza.
Storia di ieri che Milano rischia però di rivivere se il candidato sindaco del centrosinistra conquistasse Palazzo Marino. «Scuola islamica? Sì» risponde Ferrante senza esitazioni: «Non vedo quale sia il problema, ci sono scuole cattoliche e inglesi, ebraiche e americane. Non vedo perché non ci possa essere anche una scuola islamica. La nostra Costituzione prevede il principio della libertà religiosa e della parità scolastica» fa sapere l’aspirante sindaco interrogato dai bambini, nel corso di un incontro organizzato nel tendone del piccolo circo ai bastioni di Porta Volta. Risposta che Ferrante fa seguire da un’annotazione, «esercitare il proprio culto, anche all’interno della scuola, è un principio sacrosanto».
Parere di chi preferisce da candidato sindaco ignorare cos’era la scuola islamica Fajr di via Quaranta: un centro di indottrinamento ideologico, uno strumento per la penetrazione ideologica estremista a Milano e in Italia come denunciato anche da Magdi Allam. «Uscita sconcertante» sbotta Tiziana Maiolo, assessore ai Servizi sociali di Palazzo Marino: «Stupefacente che un ex servitore dello Stato possa reclamare una scuola come quella di via Quaranta. Una scuola islamica può esserci solo se regolare e autorizzata dal ministero dell’Istruzione, se rispettosa e dentro le regole dello Stato. Mi sembra che Ferrante stia ripagando un prezzo politico, dopo non aver chiuso quella scuola quando era prefetto di Milano». Commento solo apparentemente duro ripensando quantomeno al danno provocato dall’intervento in ritardo dell’ex prefetto ai bambini che frequentavano la scuola di via Quaranta e che hanno potuto sedersi sui banchi degli istituti pubblici con qualche mese di ritardo. Ma a domanda Ferrante risponde anche che «il Comune c’entra poco», che «può dare uno stabile» ma che, sull’argomento, «gli altri compiti sono del provveditore scolastico, dello Stato». Come dire: non sta al sindaco di Milano dare il via libera a una scuola islamica ma, tranquilli, la questione è già in agenda perché, aggiunge, «le scuole possono essere risorsa straordinaria per spiegare le diversità, per far comprendere come mai una bambina porta il velo e l’altra no».
Tentativo di rivendere a uso e consumo dei bambini un’integrazione tra le culture che ha avuto nella scuola islamica di via Quaranta un paradigma: non era una scuola ma uno strumento ideologico. E, Ferrante, questo preferisce oggi negarlo pur di conquistare consensi alla sua sinistra.