Ferrari apre agli sceicchi: Abu Dhabi ha il 5%

Per la prima volta Torino accoglie come azionista della controllata un’istituzione non finanziaria

Pierluigi Bonora

da Milano

Tornano i riflettori sulla Ferrari, quattro mesi dopo la scissione da Maserati passata sotto il controllo della Fiat. Ieri Mediobanca ha nuovamente diluito la propria partecipazione nel Cavallino, cedendo il 5% a Mubadala, gruppo di investimento del governo di Abu Dhabi. L’accordo, che sarebbe stato definito venerdì scorso, prevede il versamento da parte di Mubadala di 114 milioni per il 5% della Ferrari, valutando tutta la società di Maranello 2,28 miliardi (circa un terzo della capitalizzazione del Lingotto). È più o meno la stessa valutazione data al Cavallino nel giugno del 2002 quando Mediobanca rilevò dalla Fiat il 34% della casa automobilistica emiliana pagandolo 775 milioni. Dall’operazione Fiat realizzò una plusvalenza di 671 milioni che permise al gruppo di archiviare il secondo trimestre con un risultato ante-imposte positivo per 28 milioni di euro. Quella quota, tre anni fa, comprendeva anche una fetta di Maserati la cui ristrutturazione ha continuato a pesare sui conti della Ferrari fino allo scorso 31 marzo. Ora la casa guidata da Luca di Montezemolo corre da sola e, sgravata dalle perdite di Maserati, ha messo in preventivo un consistente aumento della redditività.
«È la prima volta che Fiat accoglie come azionista di Ferrari un’istituzione non finanziaria - ha commentato Montezemolo riferendosi all’ingresso di Mubadala nell’azionariato - ampliare la nostra base oltre le tradizionali istituzioni finanziarie è una nuova opportunità per il nostro sviluppo». Montezemolo è convinto che l’alleanza strategica con Mubadala e, quindi, con il governo di Abu Dhabi porterà a Maranello «nuove strategie convincenti e dinamiche, specialmente in Medio Oriente e in Nord Africa». Mubadala Development Company è presieduta dallo sceicco Mohammed Bin Zayed Al Nahyan, erede al trono di Abu Dhabi. Mubadala, inoltre, è la più importante società di investimento completamente posseduta dal governo di Abu Dhabi. Il suo obiettivo è di costituire nuove attività e acquisire (completamente, o in parte) business esistenti sia all’interno degli Emirati che all’estero.
La cessione del 5% della Ferrari assottiglia la quota di Mediobanca a Maranello. Nel 2002 quando Piazzetta Cuccia acquistò il 34% del Cavallino, cedette subito il 10% a Commerzbank, l’1% circa a Bper e l’1% alla Compagnia Monegasca. Inoltre, l’istituto milanese sottoscrisse con Lehman Brothers un prestito convertibile per il 6,5% di Ferrari, prestito poi rinegoziato lo scorso settembre con Abn Amro per un 7,5% del capitale. L’accordo con Abu Dhabi prevede una clausola di «earn out» a favore di Piazzetta Cuccia nel caso di una quotazione di Ferrari nei prossimi 24 mesi a un prezzo che assicuri a Mubadala un tasso di rendimento interno superiore al 10%. Di fatto, quindi, l’«earn out» si profila come un guadagno «supplementare» per Mediobanca: se verrà effettuato il collocamento in Borsa di Maranello (entro due anni), la società dovrà essere valutata a un prezzo che dovrà garantire a Mubadala un guadagno di almeno il 10% rispetto al prezzo corrisposto per l’acquisto del 5%. Tutti gli eventuali guadagni superiore al 10% verranno divisi, con percentuali ancora da definire, tra Mubadala e Mediobanca.