Fiat sceglie Jeep come marchio per l’Europa

Marchionne ancora in Usa. Sul tavolo i "beni" del gruppo di Auburn
Hills. Nella riorganizzazione dei brand sarebbe proprio Chrysler quello
più a rischio. Incontro con Henderson (General Motors) per chiudere su
Opel

Sergio Marchionne riparte per gli Stati Uniti da dove è rientrato solo pochi giorni fa. L’ennesima missione americana dell’amministratore delegato di Fiat coincide con l’esame, insieme ai vertici di Chrysler, degli asset della casa automobilistica: in pratica, quali tenere e valorizzare, e quali no. Marchionne, inoltre, vedrà il numero di General Motors, Fritz Henderson, con il quale farà il punto della situazione su Opel, e le attività sudamericane e sudafricane del gruppo di Detroit, dopo aver incontrato le autorità tedesche.

Il primo giugno è sempre più vicino e per quella data Henderson dovrà presentare alla Casa Bianca il piano di ristrutturazione di Gm nel quale il Lingotto, a questo punto, gioca un ruolo importante.
E se da parte Usa, visto anche come procede il corso di Chrysler, di scogli politici non ce ne dovrebbero essere (da sciogliere resta comunque il nodo della quota di Gm nella newco con Fiat: Detroit punterebbe al 30%), con i responsabili della stessa Chrysler, il top manager italiano comincerà ad abbozzare quella che sarà una nuova realtà nel panorama automobilistico mondiale. Il processo di razionalizzazione, secondo le indiscrezioni raccolte dal Giornale, prevederebbe la riduzione dei concessionari sul territorio americano dagli attuali 3.200 a 2.400-2.500.

Si inizierà a guardare anche ai tanti marchi che costituiranno il colosso in via formazione (Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Abarth, Fiat Professional, Chrysler, Jeep, Dodge, Dodge Truck e, se tutto andrà bene, anche Opel, Vauxhall e Saab). Anche in questo caso lo staff di Marchionne sta valutando attentamente una serie di opportunità: per esempio, l’utilizzo di determinati brand solo in alcuni mercati (Jeep in Europa), con la possibilità che nel corso degli anni, una volta assestato il gruppo, qualcuno di questi marchi possa essere abbandonato o accorpato a un altro più forte. E non è da escludere del tutto che in questa graduale riorganizzazione a far le spese possa essere proprio il marchio Chrysler, nel senso che sparirebbe dal mercato, restando però nella ragione sociale.

Altro argomento che Marchionne affronterà negli Stati Uniti, dopo che nei giorni scorsi i suoi manager hanno preparato il terreno, riguarda il rafforzamento del gruppo Chrysler in Europa. Sembra essere esclusa la produzione di modelli della casa di Auburn Hills nelle fabbriche di Fiat. Si parlerebbe, invece, di utilizzare la piattaforma Usa che ha originato l’ammiraglia 300C per realizzare a Pomigliano d’Arco (Napoli) un modello italiano di classe superiore (il progetto Alfa 169). Alcuni componentisti, come Magneti Marelli, sarebbero già al lavoro. Ma tutto sarà deciso quando verrà messa la parola fine al tira e molla su Opel. Nel progetto, infatti, potrebbe anche rientrare la piattaforma tedesca su cui è stata costruita l’«Auto dell’anno» Insignia.