La Filarmonica ricorda Iannis Xenakis

Il cartellone del festival «Milano Musica» intitolato al compositore

Piera Anna Franini

Concerti, convegni, incontri e proiezioni per ricordare Iannis Xenakis, compositore, ma anche architetto di professione e ingegnere civile greco, nato in Romania (nel 1922) e stabilmente a Parigi dal 1947. Figura cardine della musica contemporanea. A lui s’intitola il cartellone di Milano Musica, il Festival nutrito di sola musica contemporanea, voluto e sostenuto a spada tratta da Luciana Pestalozza.
La rassegna prende il via quest’oggi con un concerto alla Scala, e un impaginato che affianca alla rassicurante – nel senso che è pagina di dominio comune – Settima Sinfonia di Beethoven, ben due prime esecuzioni italiane, …concertante…per violino, viola e orchestra di György Kurtág e Dämmerschein di Xenakis. O meglio, Xenakìs con l’accento sulla i, come hanno imposto i francesi sempre pronti ad adottare e poi sorreggere artisti pur in cambio di un nuovo battesimo, gallico naturalmente. Sul podio dell’Orchestra Filarmonica della Scala sarà Zoltán Peskó, al violino solista troviamo Hiromi Kikuchi e alla viola Ken Hakii. In sala, siederanno anche la vedova del musicista, François Xenakis, e György Kurtág in persona.
Un’edizione, quella ai nastri di partenza, che esalta la figura del compositore greco (scomparso nel 2001) e allo stesso tempo sigla un’adesione, piena e convinta, della Scala e entourage (leggasi Orchestra Filarmonica) ai progetti di Milano Musica. O almeno questo è ciò che ha promesso il sovrintendente Stéphane Lissner.
La serie di iniziative, che ruotano attorno al perno Xenakis, risulta un’occasione per ripercorrere le tappe chiave di un compositore che ha saputo conciliare calcolo matematico e fantasia sonora, spesso esuberante, e ancora, rigore scientifico e libero trattamento del suono. In breve, un musicista inclassificabile, sostenitore di un razionalismo umanistico. Fanno parte dello stile Xenakis la predilezione della massa degli archi, in genere preponderante in un’orchestra, l’uso di glissandi e pizzicati, il passaggio da aree rarefatte a zone di addensamento.
Si parte con Dämmerschein, composizione del 1993/94, affidata alla bacchetta di Zoltán Peskó alla testa della Filarmonica. Peskó, ungherese, può dirsi naturalizzato italiano considerati i trascorsi studenteschi, nella classe di Goffredo Petrassi, e poi professionali, alla guida dei complessi del Teatro Comunale di Bologna (dal 1973), poi della Fenice di Venezia (dal 1978).